Dieci ore in attesa di una telefonata che non arriva mai

di Francesco Cocchiglia wPADOVA Dieci ore in attesa, trascorse sul ciglio del portone rosso con impresso lo scudo crociato: 104 anni che, in una giornata, se ne vanno in fumo con le speranze dell'ultimo mese e le certezze di una vita. Quelle di coloro i quali con il Calcio Padova lavoravano, chi da decenni e chi da meno tempo, e che con la sparizione della società si ritroveranno in brevissimo tempo senza un impiego. I dipendenti biancoscudati si presentano, come tutti i giorni, alle 9 del mattino, negli uffici della sede di viale Nereo Roco, nel ventre dello stadio Euganeo. Tutti convinti, o perlomeno fiduciosi, che le cose possano andare per il verso giusto. Già dalle prime ore della mattinata, però, è fin troppo evidente che la routine abituale sarà stravolta. Nessuno, o quasi, è intento a compiere le abituali mansioni. Sono tutti in attesa della telefonata liberatoria, che non arriva mai: dalle 9 alle 19 i dipendenti del Calcio Padova vivono un dramma che va ben oltre l'aspetto sportivo. Simone Marconato, il segretario sportivo, è colui che dovrebbe partire alla volta di Roma per depositare i documenti alla Co.Vi.So.C. Giacca e cravatta, rimane tutto il giorno incollato al telefono in attesa di istruzioni. Con il passare delle ore, però, la situazione si fa sempre più disperata: gli stipendi dei tesserati non arrivano, al campanello suonano solo i giornalisti. E quando, poco prima di mezzogiorno, da Palazzo Moroni giungono le parole del sindaco Bitonci, la sede sprofonda nello sconforto. Servirebbe un miracolo per salvare il Padova e il posto di lavoro: la pausa pranzo non basta, per staccare dalle preoccupazioni. Quando alle 14.30 i dipendenti fanno ritorno allo stadio, non si vede ancora una via d'uscita. I responsabili della comunicazione, Massimo Candotti e Dante Piotto, la segretaria Antonella Segala, gli addetti al marketing Matteo Salvadego e Alberto Noventa (questi due, però, sotto contratto con Gsport), oltre a Benedetto Facchinato, dell'area amministrativa, e Roberto Fogarollo, il commercialista della società, passeggiano nervosamente lungo il corridoio, si fermano all'ingresso, cercano in tutti i modi di stemperare la tensione. Nel marasma di preoccupazione e notizie contrastanti, sorprende come il responsabile del settore giovanile Giorgio Molon accolga ancora in sede i genitori dei piccoli aspiranti calciatori che vengono a iscriversi alla Scuola Calcio: nelle valutazioni del domani, la Scuola Calcio è l'unica in grado di sopravvivere a un colpo simile. Giungono anche Francesco Stecca e Roberto Gasparini, ma quando il pomeriggio si fa inoltrato, è chiaro a tutti che le possibilità di vedere il Padova rimanere in vita sono ridotte all'osso. Alle 17 rientrano quasi tutti negli uffici, ormai non c'è più nulla che possa salvare il club. «Nel pomeriggio ci è stato detto che sarebbero giunti sia il pagamento degli emolumenti da parte dell'ex presidente Cestaro, sia la formalizzazione della fidejussione da parte del presidente Penocchio», spiega Marconato. «Siamo rimasti in attesa, finchè ci è stato comunicato che non sarebbe giunto né l'uno né l'altro. Quel che accadrà ora è che il Padova non sarà iscritto in Lega Pro, e quel che accadrà domani è tutto da vedere. Bisognerà vedere se veramente si farà avanti qualcuno per prendere in mano la società e farla ripartire dalla serie D: il Padova è un patrimonio della città e del calcio italiano, e sarebbe importante non farlo morire». Chi, invece, si lascia andare alla rabbia è Piero Gasparini: «Ho dato una mano a questa società per quarant'anni, sempre da volontario, fino a quest'anno, quando ho subito capito l'inaffidabilità della nuova dirigenza. Mai mi sarei aspettato di vivere una delusione simile. La causa del fallimento sono i mafiosi, gli avventurieri che sono passati di qui, e anche Cestaro dovrà rispondere delle sue responsabilità. Mi spiace per i tifosi, per le persone che qui lavorano. L'unica cosa da fare, ora, sarebbe prendere un pezzo di legno e mettersi a correre dietro a certi personaggi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA