Corruzione dentro il carcere Verrà interrogato il direttore

È ritenuto uno dei componenti della baby gang della Guizza. Ieri mattina Riccardo Bano, 21 anni, padovano è comparso davanti al giudice Domenica Gambardella che ha deciso una pena di 2 anni e 10 mesi. Le accuse erano furto e favoreggiamento. L'inchiesta sulla baby gang era stata coordinata dal pm Sergio Dini che aveva iscritto nel registro degli indagati dieci persone con una lunghissima sfilza di contestazioni a carico e di procedimenti aperti: una quarantina in tutto. Il gruppo, stando alle accuse, si sarebbe reso responsabile di furti e avrebbe addirittura spinto alcuni coetanei a rubare in casa i gioielli di famiglia che la gang poi rivendeva ai negozi specializzati nel comprare oro. Gli altri componenti della gang andranno al dibattimento. (s.t.) di Sabrina Tomè Verrà sentito come persona informata sui fatti il direttore del carcere Salvatore Pirruccio. Gli inquirenti, che lo hanno convocato per il prossimo 22 luglio, intendono ottenere da lui informazioni utili a completare l'inchiesta «Apache» sulla corruzione al Due Palazzi. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Marco Calì e coordinate dal pm Sergio Dini, hanno portato martedì all'arresto di 15 persone tra cui sei secondini accusati di fornire ogni tipo di merce - droga, telefonini, film porno - ai detenuti e in particolare ai boss mafiosi in regime carcerario duro, in cambio di soldi e di sostanze stupefacenti. La verità del direttore. Le ricostruzioni di Pirruccio sono importanti per gli inquirenti per definire i contorni della corruzione che, stando a quanto emerge dal quadro accusatorio, imperversava all'interno del Due Palazzi. In particolare la Procura intende capire se c'erano persone che sapevano degli scambi illeciti tra guardie e detenuti e che hanno taciuto. Insomma si tratta di accertare eventuali, ulteriori, responsabilità. Lo spacciatore dei secondini ammette. Intanto, ieri mattina, è stato interrogato dal gip Mariella Fino, e difeso dall'avvocato Leonardo Arnau, Karim Ayari detto Kimu, 27 anni, residente in via Dini a Padova, ritenuto il pusher dei secondini. Le sue parole hanno sostanzialmente confermato l'impianto della Procura. Il giovane ha infatti ammesso le cessioni di cocaina contestate: tra i suoi acquirenti c'è l'assistente di polizia penitenziaria Roberto Di Profio detto Kelos. Che, stando a quanto emerge dalle intercettazioni, si rivolgeva a lui in modo estremamente amichevole e non lesinava di mandare «bacioni» in chiusura di telefonata. Interrogata ieri a Rovigo anche Michela Marangon, l'avvocato di 51 anni di Porto Viro finito ai domiciliari. Secondo l'accusa, la donna avrebbe a sua volta fatto consegnare merce all'interno del carcere per i detenuti. In due occasioni, poi, avrebbe dato 500 euro a Pietro Rega, guardia con un ruolo di primo piano nella vicenda. «È tutto un grosso equivoco», ha detto ieri la donna al giudice negando ogni addebito. Schede sim negli armadi. Le deposizioni di ieri di Karim Ayari rendono più difficile la posizione degli assistenti di polizia penitenziaria. Ma non ci sono soltanto le dichiarazioni degli indagati, le intercettazioni telefoniche e le immagini registrate da telecamere nascoste all'interno del Due Palazzi, a rendere complessa la situazione delle guardie indagate. Gli investigatori, nel corso delle perquisizioni, hanno rinvenuto all'interno degli armadietti di alcuni agenti ben dodici schede telefoniche (peraltro prive della confezione che le ricopriva) e otto telefonini. Come spiegare tutto quel materiale? È, appunto, quello che dovranno fare le guardie i cui interrogatori di garanzia inizieranno lunedì prossimo. Nuovi coinvolgimenti. Intanto spuntano nuove persone coinvolte nell'inchiesta che ha aperto un inquietante squarcio sul mondo del carcere. Tra le indagate figura anche la convivente di Karim Ayari che lo scorso dicembre era stata arrestata dalla Mobile per spaccio. Coinvolta inoltre la madre di Riccardo Bano, uno dei ragazzi della baby gang della Guizza (vedi scheda sopra).