Un anno fa la tragedia di Città Sant'Angelo

Un cratere grigio enorme, alberi anneriti, macerie sparse per chilometri, nuvole di fumo, focolai di incendio. Questo lo scenario apparso ai soccorritori giunti quasi un anno fa a Città Sant'Angelo, sulle colline del Pescarese, dove alle 10:30 del 25 luglio saltò in aria la fabbrica di fuochi d'artificio Di Giacomo. Quattro i morti nell'esplosione, saliti a cinque dopo il decesso, nei mesi successivi, di un vigile del fuoco rimasto gravemente ferito. A 349 giorni di distanza, un centinaio di chilometri più ad ovest, la tragedia si ripete, a Tagliacozzo, nella Marsica. Allora, come ieri, un boato terrificante provocato da centinaia di chili di polvere pirica, sconvolge la tranquillità di una zona agricola, la contrada Villa Cipressi di Città Sant'Angelo. Anche allora una sorta di fungo atomico biancastro si alzò in cielo, visibile a chilometri di distanza. Tutto intorno al luogo dell'esplosione fiamme, fumo, vetri rotti, mura polverizzate, ambulanze, sirene, elicotteri e mezzi di soccorso. Tre persone, tutte della famiglia Di Giacomo, morirono sul colpo, carbonizzate o dilaniate dall'esplosione: eroano il titolare della fabbrica, il fratello e un altro parente. Subito dopo il primo scoppio arrivò il figlio 22enne del proprietario che, alla vista di quello spettacolo drammatico, corse in aiuto dei parenti. Venne investito da una seconda esplosione che lo uccise sul colpo; la stessa esplosione ferì anche quattro vigili del fuoco. Dopo tre mesi, il drammatico bilancio della tragedia salì a cinque vittime: il 26 ottobre 2013 muore un vigile del fuoco di 47 anni rimasto gravemente ferito.