L'ULTIMA PARTITA DI HAMAS

di ALBERTO FLORES D'ARCAIS C'è una novità di fondo nella terribile escalation militare in corso tra Israele e Gaza, tra il lancio di centinaia di razzi e missili su obiettivi civili israeliani (che volevano colpire anche la Città Santa) e la rappresaglia dei caccia di Gerusalemme che bombardano senza sosta le case palestinesi. La novità (rispetto al passato) è che la situazione sta sfuggendo completamente di mano ad Hamas e che il più famoso (e organizzato) gruppo islamico-palestinese rischia la fine - politica e militare - proprio adesso che aveva raggiunto l'obiettivo di una sofferta riconciliazione con i leader di Al Fatah in Cisgiordania. Nella "guerra permanente" in corso (dal 1948) in quel fazzoletto di terra del Medio Oriente, dove due popoli - con le loro ragioni e i loro torti - non riescono a convivere, le ultime drammatiche vicende (il rapimento e la barbara uccisione di tre studenti ebrei e l'altrettanto barbaro omicidio, per vendetta, di un ragazzino palestinese) hanno innescato un processo che può portare a qualcosa di più di una "guerra estiva" o della temuta Terza Intifada. Nonostante i proclami lanciati dai suoi portavoce negli ultimi tre giorni («scateneremo l'inferno»), Hamas sta cercando disperatamente una via d'uscita dall'attuale (da loro stessi provocata) crisi. Sono divisi al loro interno, subiscono le forti pressioni che arrivano da Abu Mazen e dalla Cisgiordania, si trovano in un drammatico isolamento, vivono una crisi finanziaria profonda. Tutti punti che messi insieme possono fargli sfuggire di mano completamente la situazione. I massicci bombardamenti israeliani nelle ultime 48 ore hanno in qualche modo sorpreso Hamas e gli altri gruppi combattenti della Striscia. Che si aspettavano sì una rappresaglia - non poteva essere altrimenti dopo il lancio di centinaia di razzi partiti da Gaza contro obiettivi civili (città e villaggi) israeliani - ma non di queste proporzioni. Tanto da accusare (ingenuamente?) Gerusalemme di «aver oltrepassato la linea rossa» con il bombardamento delle case dei suoi comandanti militari. E, forse confondendo (come gli è capitato anche in passato) i delicati meccanismi di una democrazia come quella di Israele con l'impunità, arrivando (forse un po' in ritardo) a chiedere una tregua simile a quella raggiunta con Gerusalemme nel 2012. Nel caso l'aviazione continuasse i raid o nel caso (da non escludere) di un intervento israeliano con le truppe di terra, per i leader di Hamas potrebbe essere veramente la fine. Non è detto che per Israele sarebbe la soluzione migliore (nella Striscia potrebbero avere la meglio gruppi islamici ancora più radicali), ma potrebbe piacere anche ad altri protagonisti indiretti della delicata partita militare-diplomatica che si sta giocando sulla pelle di cittadini (di ambedue le parti) innocenti. Ieri Hamas ed altri gruppi palestinesi hanno lanciato un appello all'Egitto e ad altri paesi arabi perché intervengano sul governo Netanyahu chiedendogli di fermare i bombardamenti. Considerati i rapporti poco amichevoli tra i leader di Hamas e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (che li accusa di essere stretti alleati dei suoi grandi nemici, i Fratelli Musulmani) difficile che ottengano un aiuto dal Cairo. Anche l'Autorità Palestinese, che ha condannato Israele per la «feroce aggressione», non dovrebbe avere molta voglia di correre in aiuto dei fratelli di Gaza. Hanno fatto un accordo, ma Mahmoud Abbas (alias Abu Mazen) e la sua fazione di Al Fatah non piangerebbe certo per una sconfitta epocale di Hamas. Khaled Meshal, il leader politico del gruppo islamico-palestinese (che non vive a Gaza ma al sicuro all'estero) ha ripetuto più volte che Hamas non sapeva nulla del rapimento dei tre adolescenti israeliani (eseguito da noti militanti del suo gruppo), conscio che gli stanno rovinando il difficile equilibrio diplomatico che aveva messo in piedi (con l'aiuto del Qatar) negli ultimi mesi. Ma anche gli emiri del Golfo potrebbero adesso abbandonare i leader della Striscia di Gaza al loro destino. @alfloresd ©RIPRODUZIONE RISERVATA