Quella delibera del Cipe di cui faceva parte Galan

VENEZIA I fondi per la settima tranche del Mose, tenuti in congelatore nel 2009 dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti per ostacolare il suo rivale Giancarlo Galan, sarebbero stati sbloccati l'anno successivo, a seguito dell'elezione di Luca Zaia a governatore del Veneto. Tremonti, infatti, avrebbe puntato a rinsaldare l'intesa con il Carroccio, in vista di una sua possibile candidatura a presidente del Consiglio del ministri. A sostenerlo, nell'interrogatorio di garanzia reso dopo tre notti in isolamento passate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta,) è il già onorevole pidiellino Marco Milanese, 55 anni il prossimo 8 settembre, già consigliere politico di Tremonti, arrestato il 4 luglio nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. Zaia puntualizza. Ieri, a margine dell'incontro che ha avuto con il premier Matteo Renzi in occasione di Digital Venice, è arrivata, nettissima, la presa di distanza di Zaia dalle dichiarazioni di Milanese. Per le persone che, secondo la Procura di Venezia utilizzavano le opere del Mose per creare fondi neri «io ero un problema, non una risorsa», ha puntualizzato seccamente il governatore del Veneto, «questa è una vicenda che non mi riguarda, né nei modi né nei tempi, e anch'io l'ho appresa dai giornali». La quinta tranche . Il 31 gennaio 2008 (giusto una settimana prima dello scioglimento delle Camere) il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), presieduto da Romano Prodi, approvò la quinta tranche dei fondi per il Mose: 400 milioni. La sesta tranche. Il 13-14 aprile 2008 si tennero le elezioni Politiche che riportarono Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Il 18 dicembre 2008 il Cipe, presieduto da Berlusconi, stanziò per il Mose 800 milioni di euro. Successivamente il flusso degli stanziamenti si arrestò. Le Regionali del 2010. Le elezioni Regionali del 28-29 marzo videro il trionfo di Luca Zaia, catapultato dagli elettori a Palazzo Balbi. Il 16 aprile Zaia passò il testimone di ministro delle Politiche agricole e forestali a Giancarlo Galan. La delibera Cipe. Il 13 maggio 2010 il Cipe, pilotato per l'occasione dal vicepresidente Giulio Tremonti, approvò la delibera 31/2010 che prevede la «riprogrammazione del fondo infrastrutture ex decreto legge 111/2008, convertito dalla legge 133/2008, articolo 6-quinquies». È in pratica il provvedimento che sblocca i fondi per il Mose. «Era stato però deciso tutto prima», ha affermato Milanese, già tenente colonnello della Guardia di Finanza, con all'attivo una trentina tra encomi ed elogi, nell'interrogatorio di garanzia, «non potevo, né potevo fare pressioni». La settima tranche. I fondi per la settima tranche del Mose vennero però deliberati dal Cipe nella seduta del 18 novembre 2010. «Con le delibere approvate oggi dal Cipe», poteva affermare con orgoglio l'allora ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, «si aprono i cantieri di opere pubbliche per 21 miliardi di euro». Per quanto riguarda il Mose la settima tranche riguardava il finanziamento della prosecuzione delle opere civili alle bocche di porto (50 milioni di euro), la prosecuzione dei cassoni di fondazione e di spalla delle quattro barriere (110 milioni), la prosecuzione della fornitura e della posa in opera delle opere meccaniche ed elettromeccaniche (40 milioni di euro), gli interventi collegati e connessi (30 milioni di euro). In totale 230 milioni di euro. Quel giorno il Cipe accolse anche la proposta del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan (che del Comitato faceva parte a pieno titolo) per destinare 100 milioni al settore agroalimentare. Anche l'onorevole Renato Brunetta, allora ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione poteva esprimere la sua «grande soddisfazione per una decisione che assicura la prosecuzione delle lavorazioni in corso in un'infrastruttura strategica e che richiedono continuità operativa». (c.bac.)