Assolto e in libertà il picchiatore seriale Il perito: è pericoloso

È la sera del 12 maggio scorso che il sindaco reggente Rossi firma il Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) sollecitato da un'informativa della procura. L'ultima aggressione da parte di Mohajer risale al 10 maggio quando, all'Arcella, si scaglia contro tre passanti presi a sberle e calci. Si blocca solo con l'arrivo delle forze dell'ordine che lo immobilizzano. Il 10 marzo, in Galleria San Carlo, aveva pestato l'allora assessore alla Cultura Andrea Colasio, incrociato per caso. di Cristina Genesin Assolto dall'accusa di lesioni volontarie per vizio totale di mente. E condannato all'applicazione di una misura di sicurezza per arginare la sua pericolosità sociale, il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario (opg). Ecco la sentenza pronunciata ieri dal giudice Marina Ventura a carico di Kourosh Mohajer, il 33enne di origine iraniana con cittadinanza italiana dal 2000 quando arrivò in Italia come perseguitato politico e ottenne lo status di rifugiato, noto come il picchiatore dell'Arcella. Tante le aggressioni contestate a Mohajer pronto a prendere di mira perfetti sconosciuti. Tuttavia il processo di ieri riguardava due episodi di violenza, avvenuti il 28 marzo scorso: il primo a San Carlo quando Mohajer aggredì un pensionato costretto a stendersi a terra per evitare di essere colpito con un calcinaccio, il secondo poco più tardi nella vicina via Tiziano Aspetti, all'Arcella, dove si scagliò contro un bancario appena uscito dall'ufficio. Sempre senza motivo. Ieri in aula è stato sentito il dottor Giovanni Ciraso, incaricato dal giudice di svolgere una perizia per valutare la capacità di intendere e di volere dell'uomo. Il medico è stato chiaro: Kourosh Mohajer, seduto sul banco degli imputati accanto al difensore (l'avvocato Patrizio Ianniello), era totalmente incapace di intendere e di volere quel 28 marzo. Non solo: il 33enne – ha confermato il medico - soffre di gravi manie di persecuzione ed è socialmente pericoloso. Mohajer racconta che i protagonisti di alcuni programmi tivù, sia in Iran che in Italia, offendono lui e il padre parlandogli a tu per tu. E che i servizi segreti iraniani lo spiano attraverso agenti donne (finora, però, la sua violenza si è scaricata su maschi). Il perito ha consigliato il ricovero in una casa di cura e di custodia, anche perché gli opg verranno smantellati entro il marzo 2015. Qual è il rischio? Che i detenuti siano trasferiti nelle infermerie del carcere dove l'unica "terapia" è la somministrazione di sedativi senzaun trattamento specifico. Trattamento – ha chiarito il dottor Ciraso – che potrebbe far regredire la patologia dell'imputato, ora libero di girare per la città finché la sentenza (emessa con contestuale motivazione) non diventerà esecutiva. Il che si verificherà tra 15 giorni. E nel frattempo? Nessuno sa dove vive Mohajer. «A questo punto impugnerò la sentenza e chiederò il ricovero in una casa di cura. Se verrà sottoposto alle terapie adeguate, la patologia di Mohajer potrà migliorare» spiega l'avvocato Ianniello che si è preso a cuore il caso al di là del suo ruolo professionale. E se non verrà curato? Potrebbe aggredire di nuovo? La procura aveva segnalato il caso al Comune in aprile, invitando a valutare l'adozione di un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). Tso firmato dall'allora sindaco reggente Rossi. Ma il provvedimento, per legge, può durare solo una settimana.