Abili e spregiudicate: le donne dell'inchiesta

di Daniele Ferrazza wVENEZIA La segretaria dal cappottino d'oro, il politico garante del sistema, il pigro funzionario del Magistrato delle acque, l'ingegnere del Consorzio capace di tutto. L'inchiesta sul Mose è anche un grande affresco del mondo femminile e dei suoi rapporti con l'altra fetta dell'universo di genere. Abili, convincenti, spregiudicate, le donne del Mose non sono meno protagoniste. Accanto a loro le mogli: di Mazzacurati («Caro, mi compri questa casa a Roma?), di Galan («Mio marito è una persona perbene»), di Cuccioletta (viaggi e vacanze a Cortina). Capaci di dare ordini agli uomini come Claudia Minutillo, l'ex segretaria di Galan; autorevoli come Amalia Sartori, autentica dispensatrice di pratica politica verso l'ex governatore; competenti in materia come Maria Teresa Brotto, ingegnere numero due del Consorzio Venezia Nuova, persona di cui Mazzacurati si fida ciecamente, capace di affidare al marito gli incarichi più diversi in campo idraulico; pigramente oberate di lavoro come Maria Giovanna Piva, Magistrato delle Acque, che si faceva scrivere i propri atti direttamente dagli uffici del Consorzio. Su tutte, naturalmente, l'intraprendente ed avvenente Claudia Minutillo, 51 anni, l'ex segretaria di Giancarlo Galan dal cappottino da sedicimila euro, che inchioda l'ex assessore regionale Renato Chisso con una frase che rimane scolpita nelle intercettazioni: «Scusa vai sempre a mangiare da Ugo, alza il culo e vieni qua» gli ordina il 5 dicembre 2012. C'era da sbloccare una pratica e lei, la Claudia, non aveva tempo da perdere: un caterpillar in gonnella e tacchi a spillo. Paciosa e regale, la «matrona» vicentina di Valdastico Amalia Sartori, 67 anni, da due giorni agli arresti domiciliari dopo aver mancato la riconferma all'europarlamento. Socialista di lunga data, oracolo di Galan, prima donna assessore regionale e poi presidente del consiglio regionale, è vedova di un altro ingegnere, Vittorio Altieri, tra i grandi studi del Veneto. Mazzacurati l'accusa di averle pagato fino a 200 mila euro per le campagne elettorali, mai registrati. Lei nega, ma non ha fatto una piega. Poi Maria Teresa Brotto, 51 anni, vicentina di Rosà, ingegnere responsabile del servizio progettazione del sistema Mose del Consorzio Venezia Nuova, ma anche amministratore delegato del braccio progettuale Thetis. Dodici ore in ufficio, una macchina da guerra, in costante contatto con Mazzacurati che la chiama a tutte le ore per ogni dettaglio. Troppo intelligente per non sapere qual era il sistema. Suo marito, l'affermato Daniele Rinaldo, lavora a lungo per il Consorzio e questo suo conflitto di interessi solleva la curiosità di consiglieri comunali come Beppe Caccia e della trasmissione Report. Nel suo personal computer sono state trovate centinaia di lettere e provvedimenti del Magistrato delle acque: lei scriveva, il Magistrato delle acque metteva il timbro e la firma, in un corto cirtuito tra interessi privati e risorse pubbliche sin troppo spregiudicato. E infine Maria Giovanna Piva, rodigina di 66 anni, per lunghi anni al Magistrato delle Acque di Venezia dove ingaggia una battaglia contro le cerniere del Mose saldate: secondo i magistrati di Venezia è addomesticata con uno stipendio del Consorzio Venezia Nuova da 400 mila euro l'anno e con l'incarico di collaudatore dell'ospedale di Mestre (327 mila euro), L'accusa è di omessa vigilanza, di aver mancato ai suoi doveri d'ufficio e di essersi messa «completamente a disposizione» del Consorzio Venezia Nuova. ©RIPRODUZIONE RISERVATA