Renzi: senza crescita non avremo futuro

di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO Sotto un sole cocente che qualcuno ha definito «la giusta ambientazione per un premier italiano», Matteo Renzi è sbarcato a Strasburgo per dire che l'Italia è in Europa «non per chiedere ma per dare» e che non accetta «lezioni» da chi, se le vuol dare «qui ha sbagliato posto». È piaciuto il discorso che il presidente del Consiglio ha tenuto nell'Aula di Strasburgo per inaugurare il semestre italiano di presidenza dell'Unione europea. Le cose sono andate anche parecchio per le lunghe, tanto che una conferenza stampa prima attesa e poi cancellata perché Renzi doveva correre a Roma per registrare Porta a Porta e poi trasformata in un veloce "punto stampa" è stata cancellata definitivamente quando il dibattito, presieduto dal vicepresidente Antonio Tajani, ha tracimato di quasi un'ora sul programma. Ha rotto gli schemi ancora una volta Renzi, consegnando a mano il testo del programma di questi prossimi sei mesi e parlando per una ventina di minuti di ideali e di principi, duellando solo con il capogruppo del Ppe Manfred Weber che ha direttamente e duramente attaccato l'Italia e gli altri Paesi, come la Francia, che chiedono la possibilità di fare investimenti per la crescita utilizzando le flessibilità concesse dalle norme europee. «Ma Weber - ha detto Renzi - ha parlato a nome del suo partito o della Germania? Perché proprio alla Germania anni fa fu concesso non di avere flessibilità, ma di violare i limiti delle norme, e proprio questo le permise di rilanciare la crescita». «Un grande Paese - ha spiegato il premier - entra nell'Ue non per chiedere, ma per dare, e chi vuole dare lezioni ad altri qui ha sbagliato posto». Renzi proprio non ci sta a far mettere l'Italia sul banco degli accusati: «Abbiamo contribuito al fondo salvastati - ha ricordato - salvando Paesi e istituti di credito di scarsa lungimiranza». Sull'attacco di Weberi si apre un piccolo caso, con il presidente del gruppo del Pse Gianni Pittella che minaccia di togliare l'appoggio al popolare Juncker. Ma è una posizione che lo stesso presidente dell'Europarlamento Schulz smorza poco dopo. Nel suo intervento il presidente del Consiglio, che prima ha incontrato tutti i parlamentari italiani e ha avuto un incontro riservato con il presidente del Parlamento Martin Schulz, è stato molto evocativo, ha volato alto, insistendo spesso sulla specificità italiana, cercando di riguadagnare una fiducia persa negli ultimi anni. «Un grande Paese - ha sottolineato - entra nelle Istituzioni europee non per chiedere ma per dare». Futuro, responsabilità e riforme sono state le parole chiave dell'intervento. Renzi ha rivendicato che il Pd è il primo partito in Europa per numero di voti ricevuti, e «li abbiamo avuti dicendo la verità - ha rivendicato il premier -. Abbiamo detto che noi dobbiamo fare le riforme. L'Italia non viene qui per chiedere qualcosa all'Europa ma l'Italia viene qui per dire che crede nelle istituzioni comunitarie con il coraggio e l'orgoglio di chi viene a dare e non a chiedere». A un'Europa che, ha detto non risparmiandosi una battuta, «se si facesse un selfie adesso mostrerebbe stanchezza e noia», Renzi si oppone dicendo che il nostro destino «è prendere il diritto di chiamarci eredi di una grande tradizione che dobbiamo continuare». Poi ha lanciato lo slogan del giorno: «Siamo la generazione Telemaco al quale la dea Atena ha detto "non puoi restare qui ad attendere", e dunque ci faremo sentire sulle riforme economiche, ma il nostro avvenire non sta solo nella nostra moneta che abbiamo in tasca». L'Europa, sostiene, è «una frontiera geografica. Ne sappiamo qualcosa noi in Italia in questo momento, quando le difficoltà in Libia stanno portando a una serie di stragi nel nostro Mediterraneo alle quali cerchiamo di far fronte con operazioni condivise dai capi di governo e dalla Commissione e riusciremo a far fronte in modo più deciso con il programma Frontex plus». La conclusione batte sempre sullo stesso tasto: «Noi siamo i primi a dire che vogliamo rispettare le regole e non vogliamo cambiarle, ma nel patto di stabilità e crescita c'è anche la crescita, e senza crescita non c'è futuro». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA