Per il San Paolo servono 200mila euro

di Stefano Volpe wPADOVA Sembra una beffarda nemesi quelle alla quale sta andando incontro il San Paolo. Si apre oggi la settimana della verità per la società padovana di serie D, dichiarata fallita lo scorso 30 maggio e per la quale il titolo sportivo è stato messo all'asta. Con il prezzo fissato in 86 mila euro, la prima asta andrà in scena domani mattina allo studio del curatore fallimentare Marco Amato in Strada Battaglia ad Albignasego. Già, proprio Albignasego, la cui società di punta aveva ceduto il proprio titolo sportivo al San Paolo nel 2010, e che questa settimana potrebbe portare alla sparizione del club gialloblù. Ma un ancora di salvezza c'è ed è rappresentata sempre dall'unica cordata che ha manifestato interesse, quella capeggiata da Giuseppe Tramonti, che ha riunito altri 4 soci del vecchio San Paolo e un paio di sponsor di rilievo per provare a salvare il club. Tramonti ha già fatto sapere che non parteciperà alla prima asta, che dovrebbe quindi andare deserta. La seconda asta è in programma il giorno dopo, mercoledì 3 luglio, e avrà una base inferiore del 20%, con il prezzo quindi fissato a 68800 euro. Nel caso in cui anche quest'asta andasse deserta, il San Paolo sarebbe destinato a sparire. «Ma noi siamo ottimisti, stiamo trovando le risorse e dovremmo partecipare alla seconda asta», ha confermato Tramonti, il cui progetto sarebbe quello di mantenere la squadra in serie D confermando il tecnico Daniamo Longhi (scelto dalla vecchia proprietà pochi giorni prima di fallire) e puntando molto sulla valorizzazione del settore giovanile. «Se proprio non dovessimo farcela, vorremmo salvare almeno un vivavio così ricco», conclude Tramonti. «Domani mi vedrò con l'assessore allo sport Rampazzo, alla quale esporremo il nostro progetto e chiederemo al Comune di poterci dare una mano in quest'operazione». Le carte. Intanto sono state pubblicate le carte del fallimento del San Paolo, in cui è stata messa a nudo la società, svelando anche il motivo del prezzo base dell'asta. Gli 86mila euro sono la somma dei beni materiali del club e di quelli immateriali, ovverosia il valore dei giocatori. Di materiale c'è ben poco, come rilevato dalla perizia, che ha sommato il valore di 13 borsoni, 2 lavatrici e 100 casacche d'allenamento per un totale di 450 euro. Per valutare i giocatori, invece, il curatore ha chiesto alla società se ci fossero delle trattative in corso con club professionistici per la cessione di alcuni tesserati. Ne è emerso che sono 11 i giocatori (tra prima squadra e juniores) potenzialmente idonei ad essere trasferiti (4 appetibili in serie B, altrettanti in Lega Pro e 3 tra i dilettanti) per un primo valore di 141.916 euro. Il curatore ha tuttavia stimato una percentuale di svalutazione del 40%, arrivando a fissare il valore in 85.149 euro, che sommati ai 450 euro dei beni immobili forniscono il prezzo base dell'asta. Il debito. Ma chi rileverà il San Paolo non dovrà sborsare solo i soldi per l'asta. Come si legge dal bando, "bisognerà assolvere entro i due giorni antecedenti all'iscrizione al campionato (10 luglio), tutti i debiti sportivi quantificati in 105.227 euro". Ma come sono stati accumulati questi debiti? Quello maggiore riguarda i rimborsi non ancora pagati a tecnico e calciatori dell'ultima stagione,quantificati in 57.650 euro, praticamente la metà dei 115.850 pattuiti a inizio stagione. Ci sono poi i soldi dovuti all'ex direttore tecnico Renato Candier, che con la sua istanza ha portato alla sentenza di fallimento del club. Candier avanza ancora 39mila euro, ma non è l'unico. Hanno presentato reclamo anche altri 4 giocatori tesserati con il San Paolo nelle stagioni precedenti (Ursella, Zanon, Cavallini e Dall'Armi) che complessivamente avanzano ancora 7.400 euro. Da saldare c'è anche il debito con la società di trasporti Voyager, che ammonta a 1.177 euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA