Flessibilità, subito scintille tra il premier e la Merkel

di Lorenzo Robustelli wYPRES L'Italia non intende chiedere disforare i vincoli, ma chiede maggiore flessibilità per l'Europa. Il premier Matteo Renzi a quanto si apprende lo avrebbe ribadito durante la cena informale dei 28 capi di Stato e di Governo riuniti a Ypres. E alla cancelliera Angela Merkel avrebbe detto chiaramente: «Noi non faremo come la Germania nel 2003 che sforò i limiti del patto di stabilità», nel corso di una discussione definita come «anche accesa». I capi di Stato e di governo durante la cena, finita alle 21,15 a Ypres si sono concentrati sul documento presentato dal presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy sull'agenda e le priorità della Ue per i prossimi cinque anni. Non c'è stata una revisione del documento, ma è stato deciso di approvarlo domani dopo eventuali possibili adattamenti che verrano fuori dalla discussione di questa sera ed anche alla conclusione della discussione sula nomina del presidente della Commissione domani nel vertice a Bruxelles. Quanto ai contenuti, il giro di tavolo si è concentrato sulla parte economica del documento e a quanto si apprende Renzi ha valutato positivamente i segnali relativi alla maggiore flessibilità che potrebbe essere consentita a quei paesi che varano riforme strutturali. Inoltre si è parlato anche della possibilità di considerare separatamente nelle valutazioni sui bilanci del patto di stabilità i cofinanziamenti nazionali agli investimenti dei fondi di coesione comunitari. A quanto si apprende è stato affrontato anche il nodo del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, anche in questo caso per considerarne le conseguenze nel patto di Stabilità. È una guerra di parole, per aprire, magari un domani, a dei fatti nuovi. Insomma, per il futuro prossimo dell'economia nell'Ue l'unica intesa è su crescita e occupazione, in alcuni Paesi più che in altri. Poi per il resto è un braccio di ferro tra la Germania e i falchi dell'Europa del Nord, tra chi vorrebbe poter allentare un po' più le maglie delle regole, e chi invece dice «no, le regole son quelle e ci si muove solo lì dentro». Anzi, per ottener qualcosa dovete prima dimostrare di aver fatto le riforme per le quali vi siete impegnati. A Ypres comunque Renzi non abbandona l'ottimismo. L'ultima bozza di programma per la futura Commissione che circolava ieri sera, parlava di un uso dei margini di flessibilità "buono" e non più "pieno". Secondo Matteo Renzi «è un passo avanti in meglio. C'è ancora qualcosa da limare vedremo cosa ci porta Van Rompuy stasera (ieri sera, ndr)». Entrando al vertice dei leader socialisti, che tradizionalmente precede quello di tutti i capi di Stato e di governo, Renzi aveva spiegato che quella condotta dall'Italia non è una lotta solo del nostro Paese, che «non ha qualcosa da portare a casa contro gli altri o a differenza degli altri». Si tratta di «una scommessa che tutti insieme» bisogna fare sulla crescita: «Se vogliamo bene all'Europa dobbiamo darci una mossa e preoccuparci di più della crescita e della lotta alla disoccupazione di quanto abbiamo fatto finora». Per potere puntare alla crescita, concordano i leader socialisti, è fondamentale aumentare i margini di flessibilità: «Oggi mi pare che su questo principio ci sia una più larga convergenza», ha spiegato il presidente ad interim del Parlamento europeo, Gianni Pittella. Ora «starà al Parlamento e alla Commissione - aggiunge - decrittare il principio in misure concrete, che dovrebbero garantire una maggiore operatività ai governi nazionali». «I principali punti in agenda sono crescita e occupazione» concorda il presidente francese Hollande, aggiungendo: «Ma è necessario che ci sia la giusta flessibilità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA