Manildo lancia Vardanega governatore per il Pd

di Francesco Dal Mas Quattro minuti di standing ovation. E l'imprenditoria trevigiana candida di fatto Alessandro Vardanega alla presidenza della Regione. Così, almeno, interpreta l'affettuoso commiato del presidente uscente di Unindustria, all'assemblea di sabato, Giovanni Manildo, sindaco di Treviso. «I lunghi applausi contano, anche quelli particolarmente significativi dei sindacalisti presenti all'assemblea, ma conta soprattutto il respiro politico del suo intervento. Che non è stato un commiato ma un arrivederci». In prima fila anche Luca Zaia, governatore della Regione. Pure lui ha battuto le mani. Ma ha preso le distanze da Vardanega sulla grande PaTreVe, rimproverandogli addirittura di non aver letto la legge costitutiva, perché altrimenti avrebbe compreso che si tratta di "un carrozzone". Zaia, che fiuto politico ne ha da vendere, ha cercato anche di metterlo subito all'angolo, quasi ponendogli contro quella parte del Veneto che non entrerebbe nella grande città metropolitana e che diventerebbe, quindi, di serie B. Ma, secondo Manildo, Vardanega ha volato alto, senza concedersi la benché minima polemica, con ripetuti riferimenti alla necessità, anzi all'urgenza di sviluppare pienamente la democrazia. Una responsabilità, ha specificato, che spetta anche alle imprese e ai sistemi produttivi. Ha parlato di corruzione, «inquietante per dimensione e modalità». Di fisco e burocrazia, anzi di ingiustizia fiscale. Di regole, insistendo sul fatto che «dove ci sono i sudditi non c'è democrazia». Quando la funzione regolatrice dello Stato vacilla, la tenuta democratica è a rischo, ha insistito. «Vardanega, insomma, ha parlato da possibile candidato alla leadership della Regione», ammette Manildo, e potrebbe rappresentare davvero un valore aggiunto. Zaia ha captato il rischio e gli ha mandato il primo siluro. «Se così fosse, ha sbagliato il bersaglio. Sia perché la città metropolitana va comunque avanti, sia perché la Regione ha poche lezioni da dare in tema di anti corruzione», riflette Manildo. Roger De Menech, segretario regionale del Pd, non si scompone davanti all'ipotesi di un Vardanega candidato in Regione, nonostante i «tanti nomi» che già potremmo mettere in campo. «Il Pd guarda, in questa prospettiva, al suo interno e anche fuori. Tutti coloro che vogliono mettersi in gioco sono i benvenuti. E non è da sabato scorso che l'ex presidente degli industriali di Treviso si è distinto per quella voglia di cambiare che per noi del Pd fa la differenza». La svolta viene sollecitata con prepotenza anche dal popolo veneto e, secondo De Menech, la presidenza Zaia, in questi anni, «non ha corrisposto a questa attesa». Certo, i conti bisogna farli con Vardanega, che per il momento ha deciso d'impegnarsi nel board di Veneto Banca. E che mai, fino ad oggi, ha fatto intendere di volersi impegnare in campo politico. Ma Vardanega potrebbe contare su un retroterra importante. Come quello rappresentato da Maria Cristina Piovesana, da due giorni al timone della terza Territoriale d'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA