Guerra sulla Città metropolitana

TREVISO Si alza al termine della relazione della nuova presidente degli industriali trevigiani. Ma è inviperito. Appena il tempo di salire in macchina e il governatore del Veneto Luca Zaia detta alle agenzie un commento al vetriolo. Ce l'ha con l'ex presidente degli industriali, Alessandro Vardanega, che nella sua ultima relazione ha raccomandato a Zaia di non ostacolare la scelta della città metropolitana, definita una scelta «non più rinviabile». Governatore, gli industriali le chiedono di non bloccare la città metropolitana: perché non è d'accordo? «Mi spiace per Vardanega, che è persona perbene, ma temo non abbia letto la legge istitutiva delle città metropolitane. Perché non può fare tutto il suo discorso contro la burocrazia, la duplicazione degli enti, la lentezza decisionale del pubblico e poi abbracciare questo modo di avviare la città metropolitana. Lo trovo quantomeno in contraddizione». Perché? «Mi chiedo per quale motivo si dovrebbe approvare un carrozzone con cariche non elettive e i cui rappresentanti sarebbero, di fatto, nominati dai partiti. E poi non capisco un'altra cosa» Che cosa? «Per quale ragione la città metropolitana in Veneto - Treviso, Venezia e Padova - debba avere maggiori autonomia e competenze e il resto dei veneti non avere nulla. Perché se nel Veneto esiste un'area metropolitana, questa è il Veneto nel suo complesso con i suoi quasi 5 milioni di abitanti». Dica la verità: lei ha semplicemente paura che, con l'istituzione della città metropolitana, la Regione non conti più nulla. «Non accetto lezioni su questo argomento. Nel 1998, da presidente di Provincia, cominciai a parlare di area metropolitana portando a Treviso i maggiori esperti europei: Barcellona, Lione. Non mi si venga a dire che non ci credo, ma non è questo il modo di pensare al coordinamento di un'area metropolitana, che richiede comunque una dimensione minima di cinque milioni di abitanti». Cominciamo a Venezia ed estendiamola alle città contermini di Treviso e Padova? «E perché Venezia e Treviso devono avere condizioni di vantaggio rispetto a Vicenza o Verona? E allora io dico: l'area metropolitana ideale per me è il Veneto. Punto. Ciò significa strappare maggiore autonomia a questa regione, è il percorso che stiamo facendo. Spero che Vardanega e tutti gli industriali siano a fianco di questa battaglia, invece che dividere». Perché dividere? «Perché temo che questo sia il giochetto che ha messo in piedi Roma, il classico divide et impera. Io mi aspetto dagli industriali che dicano, e con me lo dicono i numeri, che l'area metropolitana del Veneto è il Veneto, con i suoi 4,8 milioni di abitanti che hanno diritto tutti, in maniera uguale, della stessa autonomia. Per quale motivo devono esserci regole più snelle nel mercato del lavoro in tre province e non nelle altre quattro? A me sembra una cosa lapalissiana». In fondo gli industriali fanno lobby per una visione del territorio più ampia, non crede? «Ma non si può dire agli associati che chi è contro la città metropolitana è contro la modernità. Questo è il sistema di Roma di incunearsi in un modello che chiede fortemente l'autonomia. Dagli industriali mi attendo invece una forte richiesta di autonomia, e di averli al nostro fianco - ha concluso - per questa battaglia. E poi, non mi faccia dire... ». Dica, su... «Da Vardanega mi aspettavo più coraggio sull'inchiesta del Mose, pensavo di ascoltare toni più critici nei confronti degli imprenditori che corrompono, mi aspettavano un appello forte all'espulsione delle imprese scorrette. Invece niente, un passaggio molto blando, direi poco coraggioso. E... ». E cosa, presidente? «E poi da questi imprenditori mi sarei aspettato che facessero finalmente l'unione delle associazioni territoriali. Vogliono la città metropolitana? E allora perché non iniziano a unificare le loro strutture? Sarebbe un ottimo segnale. Vardanega aveva iniziato il suo mandato annunciando la fusione con Venezia. Mi pare che adesso Venezia stia dialogando con Rovigo». (d.f.)