Arcade Fire, un rock immaginifico

di Matteo Marcon wVERONA Epici, raffinati, visionari e un po' eccentrici gli Arcade Fire rappresentano oggi l'ultima frontiera del rock. I coniugi Win Butler e Regine Chassagne, assieme ai loro compagni di viaggio, martedì sera daranno il via al cartellone estivo dei concerti al Castello Scaligero di Villafranca di Verona. Quello degli Arcade Fire è uno dei live più attesi dell'estate. Faranno tappa in Veneto dopo l'esibizione di lunedì prossimo all'Ippodromo delle Capannelle di Roma. Nell'ultimo anno la band canadese non ha mai smesso di rimanere sotto i riflettori, sia per il grande successo dell'ultimo disco, Reflektor, sia per le magnifiche soluzioni sceniche e le preziose collaborazioni. Basti pensare che il video di lancio dell'ultimo album è stato firmato niente meno che da Anton Corbjin. Prima di lui si erano rivolti a Spike Jonze per "The Suburbs". Gli Arcade Fire dunque confermano quell'ambizioso sodalizio tra musica e arte visuale. Il loro show è un carnevale di colori, coriandoli e soprattutto emozioni. Perché, sia ben chiaro, le grandi maschere di cartapesta, i costumi sfavillanti, le invenzioni scenografiche, il dress code non servono affatto a camuffare eventuali carenze tecniche e creative, come spesso accade nel pop, sono anzi il naturale corollario del lavoro svolto in ambito musicale dalla band canadese. Gli Arcade Fire con Reflektor si sono spinti dove nessuno si sarebbe mai immaginato, hanno riscritto i canoni dell'electro pop e del rock alternativo. In una decade sono passati dai funerali alla pista da ballo. Per la registrazione del quarto album, in cabina di regia si sono avvalsi del genio della dance newyorkese James Murphy fondatore dell'etichetta Dfa e degli Lcd Soundsystem. La svolta è netta. Già con il loro esordio gli Arcade Fire seppero stupire: "Funeral" del 2004 è un concept album dedicato alla morte di alcuni famigliari dei componenti della band. Il tema originale, e piuttosto inedito, si rispecchia anche nello stile: folk bandistico, indie psichedelico e musica da camera si fondono assieme. Nel 2007, con Neon Bible (registrato in una chiesa) aumentano il successo e la complessità orchestrale dei brani, strizzando l'occhio sempre di più alla new wave. Dopo aver viaggiato nelle periferie con l'ottimo "Suburbs" del 2010 che vale un Grammy, gli Arcade Fire, nel 2013, decidono che è il momento di fare festa. "Reflektor", anticipato da un'abile campagna virale, è un lavoro che spariglia le carte, che mostra una genuina voglia di giocare e di farlo nel migliore dei modi, miscelando sapientemente gli ingredienti: c'è l'edonismo degli anni Ottanta, ma ancora di più l'attitudine a sperimentare legata al glam rock degli anni '70. Il tocco magico di David Bowie sul finale della title track non è una presenza casuale. E il tribalismo anni 2000 dove lo mettiamo? Gli Arcade Fire sono una vera e propria famiglia allargata, che comprende fratelli e cognati. Sul palco si forma una big band con sezione fiati, violini, percussioni che prevede l'aggiunta di sei musicisti extra. Tra potenti cori e ritmi esotici le star canadesi sembrano tenere sempre ben presente la lezione degli Animal Collective e lo spirito un po' sciamanico che porta a concepire la musica come intreccio di tante semplici linee, gioco di specchi, e riflessi prismatici. L'art pop degli Arcade Fire racchiude tutto questo, si proietta verso il futuro e rimane ancorato alle radici, unendo Sly & The Family Stone con i Talking Heads, i New Order con Bruce Springsteen passando per la Giamaica e Haiti. Sono stati headliner dei maggiori festival musicali in tutto il mondo, da Coachella a Lollapalooza fino all'imminente Glastonbury. Martedì, chi ci sarà, può scoprirne il perché. Martedì 24 giugno. Villafranca di Verona, Castello Scaligero. Apertura: Antibalas ore 20.30, inizio concerto 21.45. Biglietti: 37 euro pdp.