Regazzo sceglie Mozart per il debutto da regista

VICENZA Lorenzo Regazzo, basso-baritono veneziano fra i migliori per il repertorio italiano e mozartiano, debutta come regista in "Così fan tutte" di Mozart in scena da stasera all'Olimpico di Vicenza, sua seconda regia, non priva di sorprese, dopo Cenerentola a Treviso. Coprendo contemporaneamente anche il ruolo di Alfonso (per la prima volta in Italia), come vive l'ambivalenza di Alfonso "regista" nell'opera col Regazzo regista dell'opera? «È una boutade, ma di fatto è così – spiega Regazzo - Ho cominciato a cantare come Alfonso a inizio carriera, nei vent'anni successivi ho acquisito la maturità dell'età, uno sguardo sulla vita differente. Lui è un burattinaio e il mio doppio ruolo mi agevola a livello di gioco, anche se abbastanza impegnativo, un'esperienza che richiede molte energie». Ma le coppie si ricongiungono davvero alla fine? «Quando alla fine Alfonso canta il motto "Co-sì fan tut-te!" segna la vera fine dell'opera. Il seguito è un'aggiunta di convenzione, di struttura. Il teorema è stato dimostrato, e basta. È secondario se le coppie si ricongiungano, un momento ridanciano, cosa che sarà ben chiara nell'allestimento in una specie di teatro nel teatro». Rimane un'opera apparentemente semplice? «Semplicissima, sei personaggi, simmetrica, geometrica, ma la difficoltà sta nel riuscire a rappresentare il caos emotivo dei personaggi rispetto al rigore e al raziocinio della forma, una sfida che spaventa e allo stesso tempo attrae. È questa la modernità, perché la musica sa sempre essere ambivalente, e Mozart, con un sorriso sublime, ti dice "così è la vita". Nei recitativi anticipa sempre nell'orchestra il moto dell'animo del personaggio, più del libretto, così vedi in che modo incredibile egli sentisse il teatro». Mirko Schipilliti