Ha perso il lavoro e la casa «Ora venderei un rene»

GUIZZA Per aiutare economicamente i miei figli arriverei a vendere un rene, mi pento di non averlo fatto quando potevo. Oggi quei trecentomila euro offerti da un imprenditore mi sarebbero utili». Questa, l'amara confessione di un padovano della Guizza schiacciato dalla crisi. Mario, nome di fantasia, ha 49 anni è disoccupato e ha tre figli di 24, 22 e 20 anni. Assieme alla compagna di tutta la vita, conosciuta appena maggiorenne, vive in un appartamentino. Tutta la famiglia dorme nella stessa stanza. «La privacy non sappiamo neanche cosa sia» ammette. Per arrivare a fine mese Mario si arrangia come può: durante la settimana lavora in un panificio dalle 20 alle 4 di mattina per 20 euro a notte, nel weekend, invece, per 80 euro guida fino a Roma un camion che trasporta frutta e verdura. I tre figli intanto cercano di mettere da parte qualche soldo lavorando come braccianti o facendo le pulizie. «Ieri sera sono tornato a casa e ho trovato mio figlio seduto a tavola addormentato sopra il piatto, l'ho preso tra le braccia e l'ho portato a letto. Ammiro i miei figli, non hanno grilli per la testa e sono cresciuti con i valori che gli abbiamo trasmesso». Mario si adombra quando racconta di non essere riuscito a esaudire i loro desideri. «Mia figlia non ha finito di studiare alla scuola alberghiera perché la retta era troppo alta. E per completare il chiosco di bibite e panini tanto sognato dai miei due ragazzi, purtroppo mi mancano 12mila euro». I problemi sono iniziati nel 2011, quando un'importante fabbrica di trasporti e logistica ha iniziato a fare tagli al personale. E Mario, operaio specializzato, dopo anni di lavoro, improvvisamente è stato licenziato. Da poco tempo aveva comprato casa e acceso un mutuo da novanta mila euro, anticipandone sessantamila. Tre anni fa Mario riceve una chiamata strana al suo cellulare. «Un uomo al telefono mi ha dato appuntamento dicendo di volermi fare una proposta. Ci siamo incontrati e mi ha chiesto di vendergli un rene per sessantamila euro. Deluso e sconcertato, ho rifiutato. Ero convinto che volesse farmi una proposta di lavoro. L'uomo ha continuato a chiamare con insistenza quasi ogni giorno arrivando a offrirmi 300mila euro. E così, per liberarmene, sono stato costretto a cambiare numero». Una scelta di cui oggi, Mario, sembra pentito. «Come si può vivere così? Non sono capace di rubare, mi basta un lavoro che mi restituisca la dignità. Mi adatto a qualsiasi occupazione». Elisa Fais