Mose, Zaia chiede pulizia Gli industriali nicchiano

di Daniele Ferrazza wVENEZIA Sospensione temporanea ed espulsione. Il governatore Luca Zaia non le ha mandate a dire al sistema Confindustriale veneto: «Auspico che anche il mondo associativo delle imprese e degli imprenditori sappia e possa adottare provvedimenti pubblici nei confronti degli associati che si sono macchiati di reati che offendono in primis proprio il mondo della libera imprenditoria che opera nel libero mercato». Da Confindustria rispondono con grande cautela: fuori i corrotti dall'associazione, ma non esce nessuno. Il presidente nazionale Giorgio Squinzi, l'altra sera a Gambellara durante l'assemblea congiunta degli imprenditori veronesi e vicentini ha spiegato: «Non sono d'accordo con l'ex ad della Mantovani che ha affermato che se le imprese non pagavano le tangenti sarebbero fallite. A far fallire le imprese sono semmai le incapacità di prendere decisioni, il costo dell'energia, la mancanza di credito e i rimborsi della pubblica amministrazione. I veri problemi sono questi non il fatto di dare o non dare le tangenti. Continuo a pensare - ha concluso Squinzi - che non è nel nostro interesse di imprenditori imboccare scorciatoie: dobbiamo essere liberi di testa e di portafoglio oltre che ad essere sempre più intransigenti». Pochi giorni prima Squinzi aveva sottolineato come «i corruttori non possono stare tra noi, questo deve essere chiaro». Gli fa eco il veneto Alberto Baban, presidente della Piccola Industria di Confindustria: «Il messaggio del presidente Squinzi è chiarissimo e va nella direzione di ciò che sostiene Luca Zaia. Chi corrompe deve stare fuori da Confindustria. Ma la responsabilità è in capo alle persone e bisogna stare attenti a non responsabilizzare le imprese, che sono una comunità di persone e di valori che hanno bisogno di stabilità. Certo, se le imprese hanno beneficiato dei comportamenti dei corruttori bisogna trovare delle forme di tutela che tengano conto di questo equilibrio». Non ha dubbi invece Fabio Franceschi, presidente di Grafica veneta, da tempo fuori da Confindustria: «Zaia non ha tutti i torti. Se fossi presidente dell'associazione mi costituirei parte civile contro gli imprenditori disonesti, che hanno alterato le regole della concorrenza. Non avrei dubbio alcuno». Qual è lo stato dell'arte del sistema confindustriale del Veneto? Che la sola impresa di costruzioni Maltauro, sollecitata da Confindustria Vicenza, ha deciso di autosospendersi dall'associazione dopo l'arresto del suo amministratore delegato Enrico Maltauro coinvolto nell'inchiesta su Expo.Nessun'altra impresa – da Mantovani al Coveco - sembra oggetto di provvedimenti di sospensione dall'associazione di categoria. Nemmeno a Venezia, dove peraltro il Consorzio Venezia Nuova - autentico baricentro del sistema tangentizio che sta affiorando dal Mose - non è iscritto alla Confindutria veneziana. «Bisogna distinguere la responsabilità personale da quella dell'azienda – spiega il presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas –: la nostra associazione si è data nel tempo delle regole consolidate, descritte nello statuto e nel codice etico. Non vi è dubbio alcuno che chi sbaglia deve pagare, ma ritengo giusto attendere le sentenze in giudicato. Stiamo monitorando la situazione ma, allo stato, non abbiamo avviato alcun procedimento a carico di nostri associati» . Insomma, l'appello del governatore Zaia – «Mi aspetto atti concreti» – sembra destinato a cadere nel vuoto. Proprio alla vigilia del nuovo arrivo del premier Renzi all'assemblea degli industriali di Treviso, sabato mattina. ©RIPRODUZIONE RISERVATA