Daniele De Rossi

di Alessandro Bernini wINVIATO A MANGARATIBA È abituato a tenere sempre gli occhi aperti. In campo e fuori. Ragazzo vispo Daniele De Rossi, intelligente, che ad esempio non si fa problemi a dire che «nel calcio ormai tutto dipende dai soldi. Di certo giocare in queste condizioni non tutela la nostra salute e lo spettacolo, ma non è solo un problema della Fifa visto che in Italia ci fanno giocare il 6 gennaio in notturna…». Quindi l'Italia teme più il caldo del Costa Rica? «No, questo no. Il caldo c'è per tutti, anche se loro sono più abituati». Magari non chiederanno neanche il time-out. «Secondo me invece non dispiacerà neanche a loro. A Recife in Confederations abbiamo giocato alle 9 di sera e si moriva dal caldo. Ti immagini alle 13…». Ha visto il Costarica? «Solo 20 minuti della partita contro l'Uruguay, prima della nostra partita. Sanno difendersi tutti insieme e hanno là davanti Campbell, molto forte. Giocheranno così anche contro di noi» Paura? «Diciamo una sana paura nei confronti di una squadra che ha sorpreso tutti. Comunque il fatto che loro hanno vinto per noi è vantaggio». In che senso? «Perché ha fatto suonare in casa nostra un campanello di allarme. Ci fa aprire gli occhi. Se avessero perso 3-0 o 4-0 contro l'Uruguay li avremmo sottovalutati». Hanno detto che noi siamo i nuovi fautori del tiki-taka che era della Spagna. «Magari. Loro sono stati una innovazione, una delle cose più belle che il calcio ha dato in questi anni. Al pari del Barcellona. Il nostro gioco è frutto dell'invenzione del mister che ha capito quali sono le qualità dei suoi giocatori». È esagerato dire che abbiamo il centrocampo più forte del Mondiale? «Sì, è esagerato. Diciamo che il nostro è un centrocampo forte da tanti anni, ma questo è uno dei più ricchi di calciatori diversi che si possono integrare bene». Lei è considerato un insostituibile nel 4-1-4-1. «Concetto sbagliato. Anche Thiago Motta può giocare davanti alla difesa. Forse è meno dinamico ma ha più classe e più eleganza. Poi è chiaro che fai un buco nell'acqua se chiedi a Pirlo o Verratti di andare a contrastare l'attaccante di testa in area di rigore». Possibile parlare di obiettivo minimo? «Sarebbe da mediocri, soprattutto da parte mia che ho vinto un Mondiale. Potrei dire che mi piacerebbe arrivare in semifinale». Bella sensazione vedere i bambini brasiliani al campo di allenamento. «I bambini hanno un entusiasmo contagioso, vedere come guardavano Pirlo, Buffon e Balotelli trasmetteva felicità. Il popolo brasiliano è meraviglioso, ci ha accolti in modo stupendo. Si preannuncia il Mondiale più bello e gioioso di sempre, sperando che non ci siamo grossi incidenti fuori». I suoi compagni impazziscono per twitter e facebook, lei invece... «Chissà, forse mi aggiro sui social network in modo privato con nomi di fantasia per passare qualche ora con persone della famiglia e amici che sanno che sono io». Ci definisce Pirlo con una parola? «Un esempio. Sotto ogni profilo» Pirlo dopo il Mondiale lascerà la Nazionale. «Per me sarà un grande vuoto. Da dieci, dodici anni siamo in camera insieme, con lui c'è grande sintonia». E invece la sua data di scadenza con la maglia azzurra? «Mi sento giovane e forte, questa stagione con la Roma e la nazionale mi dà ancora più convinzione dei miei mezzi. Finché sono in grado di onorarla, la tengo stretta». Avrebbe visto bene Totti in questa Italia? «Sono passate quattro, cinque generazioni di giocatori nella sua storia, e lui si è sempre trovato bene con tutti. Figuriamoci qui con così tanti giocatori tecnici». ©RIPRODUZIONE RISERVATA