PopVicenza molla la presa «Nessuna Opa su Etruria»

VICENZA Popolare di Vicenza ritira l'offerta per Banca Etruria. «Non ci sono i presupposti per proseguire nell'integrazione» spiega il cda in una nota dove si sottolinea che «eventuali altre proposte diverse dalla ormai decaduta offerta vincolante» formulata dalla Popolare vicentina il 28 maggio «non possono essere prese in considerazione in quanto non rispondenti alla strategia» della banca. La decisione segue «l'assenza di una preliminare valutazione positiva sull'Opa da parte del cda della Banca Popolare dell'Etruria», una condizione esclusiva posta da PopVicenza il cui mancato rispetto fa «decadere l'offerta vincolante». E adesso? Vicenza fa capire di aver perso una battaglia ma non la guerra. In sostanza: l'aumento di capitale dota l'istituto di denari da poter investire. E se non sarà ad Arezzo, il mirino si sposterà altrove. L'uscita di Vicenza dalla partita toscana, tra l'altro, era nell'aria da giorni. Si dice che le sei pagine di risposta formale dell'Etruria, esaminate giusto ieri dal cda berico, siano state assai poco «amichevoli», per usare lo stesso aggettivo che Gianni Zonin utilizzò lanciando l'Opa verso Arezzo. Da Arezzo avevano spiegato che "il garbato no" non chiudeva l'ipotesi integrazione, tutt'oggi confermata. Anzi: la banca si dichiarava «disponibile in tempi brevi» ma non ai precedenti dettami; e chiedeva la tutela di soci e dipendenti e la valorizzazione del marchio. La paura, aggiungeva una mozione passata in Consiglio comunale ad Arezzo qualche giorno fa, era di incappare nelle sorti di Cariprato, assorbita da PopVi nel 2010, ovvero: «riduzione degli impieghi», «trasformazione degli sportelli in punti di raccolta e collocamento del debito (azioni e obbligazioni)», «rescissione di tutti o quasi i contratti di servizio con aziende toscane». Ma l'Etruria non è l'unico fronte aperto, conferma PopVi impegnata anche sul dossier Marostica e su Cariferrara che procede tuttavia al ralenti. Dopo l'acquisizione di 16 sportelli, l'obiettivo lanciato all'assemblea di aprile era portarne a casa cento. Ma Ferrara, che è commissariata da un anno, ha in seno Commercio e Finanza, società di leasing napoletana anch'essa commissariata. «Andiamo con i piedi di piombo» svelano da Vicenza sottolineando che la società è problematica e nessuno ha voglia di imbarcarsi in una nuova Italease. Non solo. A Ferrara, seppure con una reazione più tardiva rispetto i tempi di Arezzo, si sono levati gli scudi della politica e delle categorie contro gli «aggressori» a tutela dell'autonomia della banca di territorio. Un fronte su cui è intervenuto l'altro ieri Carmelo Barbagallo di Bankitalia: «La nostra industria bancaria è caratterizzata da uno stretto rapporto con il territorio. Un intreccio di per sé virtuoso ma che nasconde insidie».