Fangoterapia senza il rimborso «Così perdiamo mezzo milione»

di Irene Zaino wABANO TERME Il problema dei tagli alle convenzioni fango terapiche arriva sul tavolo di Aquaehotels, il consorzio di promozione che fa capo alla sezione Terme e Turismo di Confindustria. La presidente Giulia Zanettin insieme a Pier Livio Mattiazzo fanno chiarezza sulla questione che rischia di esplodere in autunno mettendo al tappeto decine di hotel. I due imprenditori lanciano un appello a istituzioni, sindacati, sindaci delle Terme e rappresentanze di categoria, Assoalbergatori inclusa. «Questa partita è vitale, dobbiamo restare uniti e batterci in Regione per chiedere alcune modifiche al tetto di spesa fissato per i rimborsi delle cure». Solo i 23 hotel del bacino euganeo legati a Confindustria rischiano perdite per almeno mezzo milione di euro con percentuali che vanno dal 3 al 20 e persino al 25 per cento di calo del fatturato. Ma cos'è successo per riportare la paura in un settore già martoriato? «Il Veneto ha recepito un documento firmato a Roma nell'ambito di un accordo tra Stato e Regioni. All'incontro era presente anche un rappresentante di Federterme che forse non ha ben compreso le conseguenze di quanto si stava decidendo», spiegano. L'intesa è servita a fissare le nuove tariffe sulle prestazioni termali (fanghi e inalazioni) che le Regioni erogano alle strutture su base nazionale. Anche il Veneto ha recepito l'accordo, ma ha fatto un passo in più fissando un tetto massimo di spesa che viene suddiviso per ogni singola azienda del Bacino termale euganeo. «Il problema ulteriore è che come riferimento è stato preso per ciascun hotel il fatturato del 2012, l'anno del terremoto in Emilia Romagna che, in generale, ha provocato perdite di incassi per tutti. Appena l'azienda raggiunge il tetto imposto dalla Regione, cosa che sta già avvenendo a metà anno, o regalerà ai clienti le cure di fangoterapia oppure dovrà far pagare per intero il ciclo», dicono Zanettin e Mattiazzo. Una soluzione impossibile per le Terme di Abano e Montegrotto visto che arrivano clienti anche da altre Regioni o Usl tutti muniti di ricetta medica. Bisognerebbe tra l'altro che il medico di base, prescrivendo la cura, controllasse anche se l'hotel scelto dal paziente ha raggiunto il tetto oppure no. «Non solo si fa male ai cittadini veneti che rientrano nello stesso monte di rimborsi, ma ne soffrirà tutto l'indotto. Chi arriva da fuori regione per la fangoterapia, soggiorna in hotel e fa acquisti in città, quindi se ci costringono a rifiutare le persone, si fa un danno doppio». Secondo Aquaehotels la soluzione è quella d rivedere con più flessibilità il tetto, in modo che si tenga conto dell'andamento del fatturato e si crei un meccanismo di compensazione dei rimborsi tra gli hotel. La battaglia è solo agli inizi e non è escluso un ricorso legale contro la delibera della giunta regionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA