LA SINDROME DEL MARCHESE DEL GRILLO

di STEFANO TAMBURINI È come un gigantesco castello del marchese del Grillo, il personaggio impersonato da Alberto Sordi, quello che provocava le ingiustizie per goderne e poter dire ai poveracci: «Io so io e voi nun siete un c...». È il Mondiale, l'altra faccia del Mondiale, quello delle botte prima della festa. Eppure non è una sorpresa: che sarebbe andata così era chiaro fin dallo scorso anno, quando la Confederations ha fatto da prologo a tutta questa scia di caos, violenza, proteste, scioperi, disagi. Lo sapevano, quelli della Federazione mondiale, che avrebbero dovuto blindare gli stadi. Lo sapevano che non si sarebbero calmati, quelli che reclamano giustizia sociale e non sopportano che i soldi finiscano in opere che sono idrovore di tangenti e sperperi alla faccia del niente con il quale loro hanno a che fare tutti i giorni. Fra quelli che anche ieri hanno preso mazzate dalla polizia quasi nessuno odia il calcio. Chi protesta odia il Mondiale: i cartelli con scritto «Fifa go home» si sprecano. Abbiamo più volte spiegato che tutto parte dalla somma di due responsabilità: l'avidità del governo internazionale del calcio (da questi Mondiali ricaverà tre volte più dei precedenti) e la malagestione locale, che ha sommato incapacità ad altri scandali brasiliani. Allo scoppiare delle proteste del 2013, la reazione della Fifa fu deprimente, con le parole del segretario Jerome Valcke: «Protestate pure, tanto da qui non ce ne andiamo». Si sa benissimo, perché non se ne vanno quelli della Fifa. Non riescono neanche ad avere parole di conforto per le otto vittime nei cantieri dove si sono costruiti gli stadi. Dicono che non è un problema loro, come del resto quello degli operai ridotti in semischiavitù che sono morti già in centinaia per realizzare le opere che serviranno per il Mondiale 2022 in Qatar, quasi certamente assegnato a suon di tangenti. Ieri erano lì, alla cerimonia inaugurale, il più nascosti possibile. Non hanno pronunciato neanche uno straccio di discorso perché sarebbe stato coperto dai fischi. Hanno fatto in fretta, hanno fatto i conti del botteghino e si son fregati le mani. Più tardi, per restare in clima, anche l'arbitro della prima sfida si è adeguato. E i croati hanno imparato a loro spese come funziona con il marchese del Grillo. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA