Veduta di Canaletto con omicidio

di Nicolò Menniti-Ippolito David Alan Brown è il curatore dei dipinti italiani e spagnoli della National Gallery of Art di Washington. Finora aveva solo scritto saggi su Bellini e Leonardo, ma Skira lo ha convinto a scrivere un minuscolo giallo che ruota intorno ad un quadro e che ricorda, nella struttura "Blow up" di Antonioni e "I misteri del giardino di Compton House" di Peter Greenaway. Al centro di "Il segreto della gondola" (Skira, pp 45, 10 euro) vi è dunque una immagine che, inavvertitamente, ferma una scena che non ha altri testimoni né tracce. Tutto nasce dalla mostra su Canaletto che David Allan Brown ha organizzato a Washington due anni fa. Davanti ai quadri di Canaletto, Brown ha scoperto qualcosa che lo ha affascinato e che non aveva mai colto, e cioè la enorme precisione del dettaglio con cui Canaletto riproduce, ai margini delle sue vedute, scene di vita quotidiana. Nessuno, normalmente, si accorge di queste scene perché ciò che cattura è l'immagine complessiva, ma ad esse Canaletto dedica una attenzione straordinaria. Fin qui lo storico dell'arte. Ma curiosamente David Alan Brown ha scelto di raccontare questa caratteristica della pittura di Canaletto in un giallo. La storia è quella di un giovane studioso di Canaletto che davanti a un quadro coglie all'interno di una gondola un particolare inquietante. Fotografa con lo smartphone il particolare e l'immagine ingrandita rivela un delitto. Senza svelare altro della trama, si tratta pur sempre di un giallo, si colgono comunque gli aspetti che affascinano David Alan Brown. Prima di tutto il rapporto tra lo sguardo e il quadro. Abituato a un guardare superficiale, il normale fruitore delle mostre o dei musei non domina totalmente i quadri che guarda. Gli sfuggono moltissimi particolari che spesso sono il senso stesso di un dipinto. In ogni immagine dipinta, dice David Alan Brown attraverso il suo protagonista, c'è una sorta di mistero che mette a nudo l'anima del pittore, ma solo pochissimi riescono a cogliere. I quadri parlano solo a chi li sa vedere. E studiarli significa fare il mestiere del detective, non perché ci siano sempre delitti dietro, ma storie si. È un racconto che gioca con la pittura, con la curiosità, per nulla privo di ironia, ma anche una piccola dichiarazione di estetica personale, nata dai quarant'anni passati davanti ai grandi quadri del passato.