La destra di Bitonci si prende Padova

di Matteo Marian wPADOVA Da "Padania" a "Padova". E come sul prato di Pontida la risposta in coro è "libera". È da poco passata mezzanotte e Massimo Bitonci, dalla scalinata di Palazzo della Ragione, libera l'urlo dei suoi dopo oltre un'ora di tensione, speranza e scaramanzia. L'impresa «è storica», «l'unica affermazione del centrodestra in una città dove il centrosinistra ha il vento in poppa». «Abbiamo vinto» urla il neo sindaco. «Abbiamo mandato a casa i comunisti». La voce si alza e in piazza delle Erbe si inizia a saltare. «Chi non salta comunista è, chi non salta comunista è ...». Ribaltone La vittoria è schiacciante: dal 33,7 per Rossi al 31,4% per il senatore della Lega del primo turno, il centrodestra ribalta l'esito nel ballottaggio staccando la coalizione guidata dal sindaco uscente con un 53,5% a 46,5 per cento. Quasi 6.800 voti in più per Bitonci. Dopo dieci anni di centrosinistra, la città ha scelto di cambiare pagina. «Da domani (oggi, ndr) i vigili nei quartieri» promette Bitonci guardando le finestre di Palazzo Moroni. «Partiamo subito, non c'è tempo da perdere: ripuliremo questa città». Bagno di folla Che nell'aria ci fosse la svolta si è capito fin dalle 23. Nel quartier generale in piazza delle Erbe nessuno dello staff del neo sindaco si è sbilanciato in un pronostico ma i sorrisi erano chiari. Saluti e ultime strette di mano fino alla chiusura delle urne, poi tutti chiusi dentro al quartier generale a seguire da un pc portatile lo spoglio. Dentro, con Bitonci, Marco Marin, Maria Elisabetta Casellati, Filippo Ascierto e Roberto Marcato. Ma anche Massimiliano Pellizzari, il leader dell'Associazione commercianti del centro. Giornalisti fuori (con un'unica eccezione) e fotografi pure. Anche i flash infastidiscono, tanto che a un certo punto vengono stesi dei teli verdi a protezione delle vetrine della sede elettorale per evitare scatti indiscreti. Dopo mezz'ora, intorno alle 23.30, il primo sussulto quando arriva il risultato della Guizza: c'è la svolta, il centrosinistra è battuto, la coalizione di Bitonci ribalta l'esito del primo turno che aveva visto prevalere Rossi. Più di qualcuno si alza dalla sedia e alza il pugno. Bitonci invita alla calma. Ma è il prologo della serata. Da lì in avanti per il neo sindaco è stata una cavalcata senza la ben che minima incertezza. Arriva Saia In pochi hanno il privilegio di seguire la diretta dello spoglio e anche Raffaele Zanon, prima, e Luisa Serato devono attendere prima che si aprano le porte. L'aria diventa elettrica, Zanon (una volta entrato) rivolge gli occhi al cielo dopo aver visto le nuove proiezioni e intorno alle 24 arriva Maurizio Saia. Applausi a scena aperta per il leader di Ri-fare Padova. «I padovani hanno premiato il programma più serio per la loro città. Massimo ha saputo intercettare la voglia di cambiamento dando l'opportunità ai padovani di cambiare pagina». Di fronte all'ingresso si accalca sempre più gente. Esce un sostenitore madido di sudore e dice «è fatta». Dalla porta a vetri escono le bandiere (dominano quelle della Lega) e in molti mettono lo stendardo con il leone di San Marco sulle spalle. La gioia La vittoria è salutata da un bagno di folla che ha di fatto impedito per una buona mezz'ora al neo eletto sindaco di uscire dalla sua sede elettorale. Scortato, non senza fatica, verso Palazzo della Ragione, Bitonci, bianco in volto per la tensione e la stanchezza, carica due minuti le batterie guardando il suo popolo e poi pronuncia le prime parole da sindaco «In settimana varerò la giunta, sarò il sindaco di tutti anche di quelli che non ci hanno votato. Chi viene in giunta deve spogliarsi dei simboli perché noi dobbiamo governare e ripulire la città. Le bandiere fuori». In neo primo cittadino invita alla calma, la folla spinge. «È una grande vittoria, visto che fino a qualche settimana fa non ci davano nemmeno al ballottaggio. Siamo stati in mezzo alla gente e i padovani ci hanno dato fiducia. A nulla sono serviti i volantini falsi del centrosinistra. Nemmeno la stampa di regime è servita a nulla. Adesso non sprechiamo questa occasione, perché il nostro imperativo è dare risposte ai cittadini». Si alzano le bandiere: c'è quella di Forza Italia, il sole delle alpi leghista e i gonfaloni di San Marco. "Rossi a casa alè" cantano in coro sopra e sotto la scalinata. "Padova, libera" è il coro rivolto verso Palazzo Moroni. Li vicino passano due turisti tedeschi. Si informano, chiedono. Potranno raccontare di aver visto anche anche questa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA