«Assumiamoci le nostre colpe»

PADOVA «Domani sera, alla direzione regionale del mio partito, dirò tutto quello che penso, senza fare sconti». Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, chiede al Pd la massima trasparenza in ordine all'indagine sul Mose. Dopo una prima valutazione sull'esito dei ballottaggi, sarà infatti quello dell'inchiesta veneziana, che ha coinvolto due esponenti del centrosinistra, il tema caldo della riunione. «Diciamo subito che sono d'accordo con Renzi sul fatto che, come partito, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. È giusto che i vertici del nostro partito abbiamo puntualizzato che Giorgio Orsoni non è mai stato iscritto al Pd e che Giampietro Marchese da due anni non fa più parte del Pd. Ma questa è solo una precisazione tecnica. Resta il fatto, tutto politico, che Orsoni è stato a Venezia il candidato sindaco di una coalizione di centrosinistra e che Marchese è stato un importante dirigente del Pd». Insomma, un approfondimento s'impone. E in tempi assolutamente rapidi. «Il toro», aggiunge Bonfante, «stavolta va preso per le corna. Non possiamo fare finta che il problema non esista o che possa essere rinviato. Sul versante etico occorre sottolineare che la legge è chiara e che, a quanto si legge nell'ordinanza, le regole non sono rispettate. Sul piano penale ribadisco la piena fiducia nell'operato dei giudice. La questione politica c'è ed è grave, l'intreccio tra la politica e gli interessi economici era noto. La conseguenza di questa situazione è che l'autonomia della politica veniva preclusa proprio da questi intrecci. Ai colleghi avevo detto più volte che avvertivo questa sensazione ma, non conoscendone i dettagli, non c'era la possibilità di presentare denunce circostanziate». A differenza di quanto, invece, il Partito democratico ha potuto fare in riva all'Adige. «Quella di Verona è una federazione povera, ma abbiamo sempre privilegiato la nostra autonomia di giudizio e ci siamo sempre opposti nettamente ai progetti che non ci convincevano. Come nel caso dell'autodromo tra Vigasio e Trevenzuolo, che era un'idea sbagliata. O come per il traforo delle Torricelle, di cui si parla da decenni e che sarebbe costato 800 milioni di euro». Insomma, domani sera in direzione, Bonfante ribadirà che «i ladri vanno sempre cacciati. Certo, ha ragione De Menech, ha ragione la Serracchiani, il Pd veneto è ora guidato da un nuovo gruppo dirigente. Ma questo nuovo gruppo dirigente deve guardare con attenzione i fatti, non può ignorare quello che era successo prima». Al Partito democratico veneto Bonfante chiederà anche l'istituzione di un Osservatorio sulle campagne elettorali, che verifichi, passo passo, «la corrispondenza tra quanto viene dichiarato dai candidati, in primis quelli del nostro partito, e quelli delle altre forze poltiche, in un'escalation di spese folli che spesso sfugge ai controlli».(c.bac.)