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«Mi sono trovato in gondola e non lo sapevo». La battuta di Massimo Finco (nella foto), vicepresidente di Confindustria Padova, riapre la ferita della trattativa Venezia-Rovigo per la fusione delle due territoriali. Un cambio di direzione, quello di Rovigo, che i padovani, dopo la lunga trattativa con l'associazione polesana, non digeriscono. Non è tanto una questione di campanile. Piuttosto di presenza degli stabilimenti sul territorio e, quindi, anche di contributi da pagare per l'iscrizione a Confindustria. Molti gruppi padovani sono, infatti, associati all'"aquilotto" di Rovigo visto che hanno stabilimenti nelle due province (ad esempio Carraro e Sit Group- De Stefani). «Queste operazioni le fanno i confindustriali o gli industriali?» si interroga in modo polemico Finco, che ricade nella casistica degli imprenditori padovani presenti anche nel Rodigino. Dopo le verifiche incrociate dei conti, i vertici confindustriali di Rovigo e Venezia dovranno misurarsi anche con il dissenso interno. (m.mar.)