L'Autorità Portuale perquisita un anno fa è salva

MESTRE Negli ultimi mesi chiacchiere e illazioni sull'inchiesta della magistratura che ha portato ieri a tanti arresti eccellenti, ipotizzavano che nella rete della magistratura finisse anche il Porto di Venezia, nel cui ambito si stanno costruendo le dighe mobili del Mose. Invece, l'Autorità Portuale veneziana ne esce illesa, malgrado le inchieste stingenti della Guardia di Finanza abbiano portato,– all'indomani dell'arresto di Piergiorgio Baita, presidente e 'amministratore delegato del Gruppo Mantovani – una lunga e approfondita perquisizione, con il sequestro di pile di documenti, nella sede dell'Autorità Portuale, a San Basilio. Ieri mattina, poco dopo la notizia degli arresti il presidente dell'Autorità Portuale, Paolo Costa, si è detto «turbato e preoccupato per l'arresto di tante persone che conosco da tempo e che debbono, comunque, godere della presunzione di innocenza fino al compimento delle indagini e al processo». «Le grandi infrastrutture, purtroppo» ha aggiunto Paolo Costa «sono sempre a rischio di corruzione, ma dobbiamo distinguere la loro realizzazione da chi ci sta attorno e ne approfitta per il proprio comodo, con il risultato di compromettere le infrastrutture che si debbono realizzare». «Sono rimasto senza parole quando ho saputo di questi arresti» ha concluso Costa «la magistratura deve fare fino in fondo il suo dovere e mi auguro che questo si concluda al più presto. Per quanto ci riguarda noi andremo avanti sui progetti che ci siamo dati e in parte stiamo portando a termine, con l'unico scopo è quello di riportare al centro dei traffici mondiali il porto commerciale e passeggeri di Venezia». Gianni Favarato