Foscarini e il tormentone «Lasciare? Ci sta tutto»

di Federico Franchin wCITTADELLA «Lasciare dopo la grande impresa? In questo momento tutto può succedere. Adesso devo eliminare le scorie di Lanciano e in settimana credo di incontrarmi con la società per fare il punto della situazione». Claudio Foscarini mai come stavolta potrebbe decidere di lasciare la panchina del Cittadella. Raggiunta l'impresa più importante dei suoi 9 anni vissuti sotto le Mura, l'allenatore trevigiano sta meditando a fondo sul suo futuro. Mister, ci spiega meglio come stanno le cose? «I prossimi saranno giorni determinanti, nei quali mediterò sul mio futuro. Non ho francamente progetti per il domani. Una volta terminate le mie riflessioni, deciderò se rimanere o meno». Il suo futuro sarà legato a quello del d.g. Marchetti? «Non lo so. Potrebbe anche essere, ma ora faccio fatica ad andare a fondo della questione. Si possono creare possibilità diverse e tutto può succedere». È vero che l'ha contattata il Pescara? «Due anni fa c'era stato un pour parler e il mio nome è stato fatto anche quest'anno. Quando una società deve cambiare allenatore, escono sempre 4-5 nomi». Torniamo a parlare dell'impresa della salvezza. Come si sente adesso? «Mi trovo a Bergamo con la mia famiglia e mi sto rilassando. Staccare un pochino fa solo che bene, anche se in queste ore sto riflettendo sull'annata. Provo ad analizzare a mente fredda ciò che è andato e quello che non è andato. Cerco di godermi con serenità un risultato giunto dopo una stagione sofferta, ma anche esaltante». Si sta rendendo conto del... miracolo realizzato? «Sinceramente no. Pensare a quanto ottenuto da metà marzo a venerdì pare ancora un sogno. Abbiamo fatto di più in due mesi e mezzo che in nove! Questa salvezza è senza dubbio l'impresa più bella ed esaltante dei miei 9 anni da allenatore del Cittadella. Va al di là della promozione di Cremona e dei playoff. Salvarsi così ha davvero del miracoloso. Prima della partita con il Carpi eravamo a - 8 dal Novara e a - 13 dal Varese. Aver recuperato così tanto terreno è qualcosa di eccezionale». Qual è stata secondo lei la chiave per la svolta? «Dopo la sconfitta di Crotone non siamo rientrati immediatamente a Cittadella. La sera dell'8 marzo l'abbiamo passata in Calabria e c'è stato un confronto duro e aspro. Ho messo in chiaro le cose, dicendo al gruppo che non potevamo accettare quell'andazzo. Da quella serata ne è uscita una squadra diversa». Dove siete migliorati? «I ragazzi hanno capito che al primo posto doveva esserci la squadra, non il tornaconto personale. Tutti hanno dato un grande apporto, compresi gli esperti Pierobon e Di Donato. Poi è migliorata la condizione fisica di qualcuno, come Coralli, Rigoni, Scaglia, Djuric e Surraco». Il peso degli acquisti di gennaio? «Determinante. Sono arrivati giocatori che hanno dato un grosso contributo per ribaltare la situazione». Quanto c'è di Foscarini in questo risultato? «Non lo so. Io spenderei, invece, una parola di elogio per la società, che mi ha lasciato lavorare, e per i ragazzi. Questo è forse il miglior gruppo che ho avuto da quando sono qui. Voglio dividere gli elogi con i miei collaboratori. Anche loro hanno dato qualcosa in più». Punterebbe nella prossima stagione su questo gruppo? «Credo che siano state gettate delle basi per tentare di fare qualcosa in più. Tanti giocatori hanno sorpreso in positivo e sono emersi in generale valori importanti. Non credo servano grosse rivoluzioni. La mia idea è che, Foscarino o meno, basterebbe qualche piccola miglioria per disputare l'anno prossimo un campionato ricco di soddisfazioni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA