In Borsa per tornare a crescere

PADOVA Cerved, Favini, Fedrigoni, Fincantieri, Ovs e Segafredo Zanetti. Queste le venete che nei prossimi mesi sbarcheranno in Borsa. In alcuni casi, i percorsi sono già pianificati; in altri, si stanno ancora valutando advisor e procedure. Ma la volontà pare assodata. Obiettivo: crescere, raccogliere liquidità; talvolta: superare il gap generazionale. Andiamo con ordine. Il 28 maggio il Cda della vicentina Favini ha dato l'ok all'approdo a Piazza Affari entro l'anno, affidando il coordinamento a Banca Imi e Intermonte. Il gruppo guidato da Andrea Nappa (161,9 milioni di fatturato) crea e realizza trame e disegni per ecopelle e packaging lusso e ha bisogno di reperire risorse per consolidare la posizione sul mercato e permettere all'azionista di controllo, il fondo Orlando Italy (62% del capitale), di monetizzare parte del proprio investimento. Confermata la scadenza per il caffè Segafredo Zanetti (un miliardo di fatturato) che ha il suo quartier generale a Villorba, nel Trevigiano. La data è novembre ma sembra che Zanetti stia valutando una quotazione oltreoceano. Le motivazioni: continuità aziendale e maggior apporto di capitali. Quotazione autunnale anche per Gruppo Coin che dopo il delisting del 2011 ha dichiarato di voler rientrare con l'ammiraglia Ovs (stima: 1,5 miliardi di capitalizzazione di mercato). Definito l'advisor (Lazard), il prossimo passo sarà la separazione di Coin da Ovs e Upim per poi procedere con un offerta pubblica di sottoscrizione. E vuole «stampare» azioni anche Fedrigoni, dinastia veronese della carta che ha deciso di riprendere in mano un dossier fermato in corsa nel 2011. I tempi dell'Ipo (offerta pubblica iniziale) sono al vaglio della famiglia e dell'ad Claudio Alfonsi. Stando ai rumor, la dead line potrebbe essere questo autunno. Nel 2013 l'azienda ha fatturato sugli 800 milioni. Pronta al salto anche la padovana Cerved, l'azienda di business information venduta nel 2013 a Cvc per 1,13 miliardi (fatturato 313 milioni). La società approderà sul Mercato telematico azionario (Mta) a giugno, previo ok Consob. Infine, dopo l'annuncio del 2007, anche Fincantieri ha ripensato alla Borsa per trovare sul mercato liquidità. Tema chiave: la ricerca di un riconoscimento del peso internazionale conquistato sul mercato. Facendo il punto, sono oggi 15 le venete quotate sui mercati nazionali (14 sull'Mta e 1 su Aim Italia, il mercato per le Pmi). A cui si aggiunge Luxottica che nel '90 scelse New York. Sei le trevigiane: Ascopiave, De' Longhi, Del Clima, Geox, Nice e Stefanel. Tre le veronesi: Banco Popolare, Cattolica e Cad It (Information tecnology); quattro veneziane: Banca Ifis, Save, Zignago Vetro e Gruppo Green Power (Aim Italia); due padovane: Carraro Spa, Safilo. Fanno invece parte del progetto Elite, a supporto della crescita, di Borsa italiana 21 venete (14% del totale). Le new entry nel 2014 sono cinque: Bauli, Carel, H-Art, Il Gufo, Forgital che si sommano a: Arredo Plast, Bat, Came Group, DBA, Duvetica Industrie, Gimi, HT, Inglass, Labomar, Lago, Masi Agricola, Mcs Italy, Midac, Rigoni di Asiago, Sorgent.e e Tapì. «Il Veneto è una delle regioni italiane meglio rappresentate in Borsa ma sono ancora numerose le società che avrebbero le carte in regola»- spiega Luca Tavano, relationship manager di Borsa Italiana per il Veneto. «Alcune sono già pronte, altre invece possono aver bisogno di un percorso più strutturato per una futura apertura del capitale, sia questa quotazione, private equity o altra formula di finanziamento. Per questo è nato Elite, che ha 170 partecipanti ed è già stato esportato in UK». Eleonora Vallin