Il Pd vola alle europee ma Lega e Fi in testa nella sfida dei sindaci

di Albino Salmaso wPADOVA Il Veneto tinto di rosso al 37% non se l'era immaginato nemmeno Valter Veltroni quando, nel 2007, fondò il Pd mandando in pensione Romano Prodi. Dopo una lunga stagione di sconfitte e delusioni ci voleva, sette anni dopo, il ciclone Renzi per sedurre l'Italia e la terra del forzaleghismo e consegnare al Pd lo storico successo alle europee con il primato in 535 dei 580 comuni. Agli altri partiti le briciole. La Lega batte Renzi e ottiene il record in 34 paesi trascinata da Flavio Tosi nel Veronese e da Maurizio Conte che a San Martino di Lupari nel Padovano mette alle corde non solo il Pd ma anche Marino Zorzato, vicegovernatore e leader del Ncd: il partito di Alfano svetta solitario in testa a Montecchio Precalcino, nel Vicentino, grazie al boom di consensi di Imerio Borriero, che incassa 690 voti pari al 23,71%: ma il sindaco uscente non ce l'ha fatta ad arrivare a Strasburgo. Il M5S ha vinto a Barbona, Granze e Gambugliano; Forza Italia a Villa del Conte e a Garda e la Lega in 5 comuni trevigiani: Altivole, Cimadolmo, Gorgio al Monticano, Maser e Refrontolo e in altri 28 centri del Veronese e del Vicentino con la senatrice Erika Stefani, che fa man bassa di consensi nella sua Trissino, terra di partite Iva e laboratori orafi. Il caso Svp. La «suggestione autonomista» produce strani effetti. Colle Santa Lucia, Comelico superiore e Livinallongo hanno premiato Herbert Dorfmann che ha garantito ai bellunesi un sostegno nella Pac, i contributi all'agricoltura, parte fondamentale del bilancio Ue. Anche a Pedemonte nella Valdastico la Svp vola al 28% e Claudio Rizzato, regoliere ad honorem, dice che ci sono aspetti peculiari: la concorrenza con Folgaria e il Trentino e la vicina Luserna, dove si parla cimbro, spingono Pedemonte a identificarsi con la Svp bolzanina. Materia da sociologi e specialisti dell'Osservatorio elettorale. Volatilità alle urne. Il successo del Pd non si è ripetuto alle amministrative: il centrodestra camuffato nelle liste civiche ha rialzato la testa perché gli eredi di Galan e Zaia hanno perso la sfida per Strasburgo senza però abdicare al controllo del territorio. Mai come nel 2014, gli elettori hanno sepolto le appartenenze ideologiche ed esercitato due opzioni diverse: la straordinaria adesione a Renzi per uscire dalla crisi e cambiare l'Ue; il voto libero alle amministrative legato alle garanzie che il sindaco sa offrire con la sua giunta. Ecco allora che i partiti vengono assorbiti delle liste civiche, dal sistema di alleanze che ruota attorno agli interessi reali:Prg da modificare, piani di lottizzazione da approvare, ospedali, tangenziali e autostrade fanno le differenza nelle urne. Le due mappe elettorali (qui a fianco pubblicate) fotografano la «volatilità elettorale» per usare le parole del professor Paolo Feltrin, responsabile dell'Osservatorio elettorale del Veneto. Il consenso al Pd alle europee. I democrat si riprendono i voti di Scelta civica di Monti e anche del M5S e volano al 37% in Veneto con punte del 42% a Venezia. «Per capire quanto elevata sia la volatilità il confronto va fatto con il 2009 e 2010 quando Pdl e Lega erano al 60% in Veneto. Nel 2013, il M5S ha svuotato la Lega mentre Scelta civica ha eroso una parte del consenso Pdl: un anno dopo i flussi in libera uscita hanno premiato il Pd di Renzi e se il governo riuscirà a realizzare quanto promesso quel 37% in Veneto e 40% in Italia si potrebbero consolidare». Il voto amministrativo. In attesa dei ballottaggi di domenica prossima a Padova e in altri 19 Comuni, il bilancio del test amministrativo, dice che le liste civiche di centrosinistra hanno ottenuto il 30% dei sindaci, tutto il resto è un mix di centrodestra: Lega, Forza Italia, Ncd- Udc e anche Pd hanno stretto le alleanze più variegate. Insomma 100 sindaci civici al Pd e 200 alle coalizioni traversali azzurrro-verdi. «Alle comunali il voto è libero, l'identità nazionale di partito viene superata dal giudizio concreto sul candidato. Si vota la persona, non l'ideologia. L'elettore nella cabina si diverte a cambiare le regole del gioco, ed è fiorito il boom di civiche: nulla di nuovo», conclude Feltrin. Due i punti fissi: il voto metropolitano va al Pd, nei piccoli paesi alla Lega e a Fi.