All'Italia un commissario pesante

BRUXELLES Matteo Renzi dopo il risultato delle elezioni europee può giocarsi diverse partite nell'Unione europea. Almeno tre, ma poi la sua fantasia chissà cosa potrebbe tirar fuori: il gruppo parlamentare, un commissario "pesante" e la vetta del Parlamento europeo. La più semplice potrebbe essere quella della presidenza del gruppo S&D;, che riunisce gli eurodeputati del Partito socialista europeo. Quella del Pd è la delegazione più ampia, più di quella tedesca o di quella, oramai sparuta, dei francesi. Tra gli italiani c'è Gianni Pittella, che è stato eletto per tutta la passata legislatura vicepresidente vicario del Parlamento, e che è un candidato naturale a quel posto e per questo, in fondo, Renzi lo ha ammesso nelle liste nonostante il parlamentare lucano avesse superato il limite dei due mandati. Un presidente di gruppo, e del secondo gruppo del Parlamento, è una posizione di grande influenza, visibilità e prestigio, e è praticamente a portata di mano. Renzi però potrebbe legittimamente puntare molto più in alto, alla presidenza dell'Assemblea parlamentare, che non abbiamo dal 1979. È una partita meno facile della prima, ma il Pd non solo è il primo partito di S&D;, è anche il primo partito di tutto il Parlamento europeo. Qui però ci vuole l'intesa con il Partito popolare e i liberali, perché a Strasburgo si è sempre deciso di dividere a metà la legislatura tra due delle forze che si alleano per creare la "maggioranza istituzionale", della quale hanno sempre fatto parte Ppe, S&D; e liberali. Questa volta i liberali potrebbero ottenere anche loro una metà legislatura, magari con Guy Verhofstadt, e gli altri due anni e mezzo potrebbero toccare ad un italiano del Pd. Anche questa volta Pittella sembra il candidato naturale, anche perché ha preso una valanga di preferenze personali. Nelle altre istituzioni l'Italia, anche perché c'è sempre Mario Draghi alla Bce, non ha spazi per giocarsi una partita ai vertici. Ci tocca un commissario (e Roma ha già chiesto che sia anche vice-presidente), come a tutti, e se lo scegliessimo bene, ad esempio un Enrico Letta, potremmo avere un portafoglio di primo piano, come quello per il Mercato interno. Intanto sul fronte della presidenza della Commissione Ue si complicano le cose per il popolare Jean Claude Juncker. Il primo a capire che Juncker è stato messo in "stand-by" dagli stessi leader popolari che lo avevano portato a correre per la carica, è stato il capogruppo dell'S&D; Hannes Swoboda: «È comico che Juncker abbia il supporto di socialisti e democratici ad aprire i negoziati, ma sia bloccato dalla sua stessa famiglia politica al Consiglio», si è sfogato in un comunicato. Di certo per ora slittano i tempi: il presidente Van Rompuy dovrà fare le consultazioni aspettando i nuovi gruppi politici, che potrebbero non arrivare prima della data limite fissata per il 24 giugno, e quindi il vertice del 26-27 potrebbe non essere pronto a fare nomi. (l.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA