«Brasile ultrafavorito ma l'Italia può stupire Toni? L'avrei portato»

di Francesco Vigato wPADOVA Ha dato l'addio al calcio cinque anni dopo l'esperienza sulla panchina dell'Interblock Lubiana. Ma Alberto Bigon, che compirà 67 anni il prossimo 31 ottobre, segue ancora da vicino l'evoluzione pallonara di casa nostra. Vuoi per il figlio Riccardo, direttore sportivo del Napoli, vuoi per un passato da protagonista o meglio, da «centrocampista in doppia cifra» (vista la propensione al gol), che lo ha visto indossare le maglie di Padova, Lazio, Milan e Vicenza o trionfare in Italia, da allenatore, col Napoli di Diego Armando Maradona. "Albertino" da Luvigliano oggi parteciperà al Vinca La Vita Pro-Am, torneo di golf ospitato dal Club di Padova (che ha sede a Valsanzibio), insieme ad altri sportivi come Alessio Tacchinardi, Stefano Nava, Micheal Mair e Marco Bortolami. Durante la presentazione dell'evento, Bigon ha consegnato una maglia del Napoli autografata da Gonzalo Higuain che stasera verrà messa all'asta per beneficenza. Alberto Bigon, partiamo dal Napoli di suo figlio Riccardo,diesse partenopeo. Il terzo posto finale smentisce un po' l'etichetta di anti-Juventus. «Il Napoli sta crescendo. È arrivato terzo, è vero, ma ha disputato comunque un buon campionato. E poi la società sta bene e ha i conti a posto, aspetto da non sottovalutare anche in chiave futura. Roma e Juventus, però, erano imprendibili» Roma e Juve, appunto. Chi l'ha stupita di più? «Dico la Roma perché è stata la rivelazione del campionato. Non conoscevo Rudi Garcia, che ha dimostrato di essere un allenatore preparato. Mi piace molto, anche a livello dialettico. La Juventus, invece, meglio di così non può fare. Conte lo sa bene e mi sembra intenzionato a lasciare. Anche perché non ci sono i mezzi economici e tecnici per vincere in Europa». È d'accordo con Capello che ha definito il campionato italiano «poco allenante»? «Sì, ma lo dicono i numeri, mica io. Se le squadre italiane non riescono a piazzarsi bene nelle Coppe è logico che qualche riflessione sull'intero movimento calcistico debba essere fatta». Parliamo di Nazionale. È d'accordo con le convocazioni di Cesare Prandelli? «Mi lasciano perplesso le esclusioni di Toni e Gilardino, che si porteranno dietro un rammarico per tutta la vita. Hanno giocato un campionato sopra le righe, e penso proprio che la mancata convocazione sarà dura da digerire. Per il resto sono d'accordo con il ct. Poco importa se nei 23 inserirà Destro o Insigne, molto dipenderà dalla funzionalità di questi ragazzi nel modulo scelto. Si è parlato pure di "codice etico" per alcuni giocatori, ma secondo me è solo uno spunto in più per chiacchierare». A proposito di codice etico, è stato giusto convocare Balotelli? «Sì, perché Balotelli è un caso a parte. Un giocatore del genere o si valorizza o si esclude a priori. E poi si sta giocando un'ultima possibilità. Prandelli l'ha sempre chiamato facendo capire a tutti di puntare molto su di lui». Chi vincerà il Mondiale? E dove può arrivare l'Italia? «Il Brasile di Felipe Scolari. Gioca in casa ed è forte. L'Italia non ha un organico per arrivare fino in fondo, ma può essere la rivelazione del torneo».