aziende in guerra» il caso

TRIESTE Carmine Damiano, da oltre un anni presidente del consiglio d'amministrazione di Mantovani Spa, reagisce con stupore alla notizia dell'esclusione dai lavori del porto di Trieste. Già poliziotto e questore, non rinuncia alla frecciata polemica: «Apprendiamo la notizia dalle agenzie, nessuno l'ha comunicata formalmente al sottoscritto o all'azienda. Osservo che oltre due mesi fa, il Rup, cioè il responsabile unico del procedimento riguardante l'assegnazione dei lavori, che noi ci eravamo aggiudicati in via provvisoria, dichiarò testualmente "Ne vedremo delle belle" al quotidiano di Trieste. Mi domando se un funzionario incaricato di una scelta così delicata possa anticipare dei giudizi alla stampa». Pesa, evidentemente, la tempesta giudiziaria legata allo scandalo del Mose che ha travolto il suo predecessore Piergiorgio Baita... «Se fosse così, faccio notare che da un anno e tre mesi a questa parte, tutte le persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta sono state allontanate dalla Mantovani, il cui consiglio d'amministrazione è stato completamente rinnovato. Ma c'è di più. Secondo il Codice nazionale degli appalti, la verifica dei requisiti di legge riguarda il momento del bando di gara, in questo caso il 2012, quando anche i vecchi amministratori di Mantovani erano estranei alle indagini». Tant'è. Accetterete l'esclusione come ulteriore penitenza per i peccati compiuti da altri in passato? «Non credo proprio. La nuova Mantovani è un'impresa sana e capace, che dà lavoro a migliaia di persone e può girare a testa alta. Lo dimostra il lavoro che stiamo svolgendo all'Expo di Milano dove, in virtù della nostra professionalità, ci hanno affidato la realizzazione di un'opera di primo piano, che stiamo espletando dando prova di serietà e competenza». Insomma, è prevedibile un ricorso al Tar contro la decisione triestina: «Direi che è assai probabile. Aspettiamo di conoscere le motivazioni di questa esclusione, li esamineremo con cura e poi agiremo con gli strumenti che la legge ci consente per esporre le nostre buoni ragioni». Aveva un qualche sentore dell'esclusione? «Assolutamente no e tuttora non ne comprendo il motivo».