Nell'offerta educativa Veneto 7O, ma non basta

VENEZIA Nella poco onorevole classifica della «povertà educativa» primeggia la Campania - regione italiana dove più scarseggia l'offerta di servizi e opportunità formative per i bambini e adolescenti - mentre il Veneto occupa il quattordicesimo posto, in zona virtuosa, a distanza ravvicinata dal Friuli-Venezia Giulia, il territorio più "ricco" ed evoluto in materia. E tuttavia, nonostante la performance positiva nel confronto con molte parti d'Italia che lo colloca al settimo posto nazionale, il Veneto rimane comunque al di sotto degli standard europei con insufficienti servizi educativi per la prima infanzia, limitato tempo pieno nelle scuole primarie e secondarie, poca arte e cultura nel tempo libero dei ragazzi. È quanto è evidenzia il rapporto «La Lampada di Aladino», elaborato per la prima volta da Save the Children, l'organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti. Ampio il ventaglio preso in esame. Alle Regioni si chiede di garantire a bambini e adolescenti la possibilità di studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative. Inoltre, per i bimbi e i ragazzini in condizioni accertate di povertà, è chiesta una «dote educativa», cioè un piano formativo personalizzato che consentirà ad esempio l'acquisto di libri e materiale scolastico, l'iscrizione a un corso di musica o sportivo, la partecipazione ad un campo estivo o altre attività educative individuate sulla base anche delle inclinazioni e talenti del singolo bambino. Tornando al territorio veneto, le note positive riguardano il servizio mensa garantito da circa il 68% degli istituti principali; in buone condizioni, dotate di certificazione di agibilità, il 66% delle scuole; vicino alla soglia europea il tasso di dispersione scolastica che nella nostra regione raggiunge quota 10,3%, a fronte di una soglia richiesta dall'Ue del 10%. Ma non mancano le ombre, in particolare per quanto riguarda la situazione dei servizi dedicati alla prima infanzia, che restano una criticità importante: solo 13 bambini su 100 (nella fascia di età 0-2 anni) sono presi in carico dagli asili pubblici della regione, un dato ben lontano dall'obiettivo del 33% stabilito dall'Ue3. Anche il tempo pieno viene garantito solo nel 21,2% delle scuole primarie e nel 15% delle secondarie di primo grado. (16,7%). «Nonostante la situazione veneta sia migliore che altrove, restano ancora carenze importanti soprattutto nell'accesso ai servizi per l'infanzia e al tempo pieno, che segnano il passo rispetto a ciò che ci chiede l'Europa. La conseguenza principale è la privazione di opportunità educative per tanti bambini e adolescenti e del supporto necessario alle famiglie che spesso già combattono con la povertà economica», è il commento di Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children.