Abusi del sacrestano su quattro ragazzi

di Nicola Cesaro wURBANA La "casa della vergogna" si trova proprio a ridosso della chiesa. Ci abita quello che per oltre dieci anni è stato il sacrestano della parrocchia, Angelo Rizzo, 81 anni. Angiolino per gli amici, un pedofilo per la Giustizia. Per almeno sette mesi quella casa è stata teatro di atti sessuali nei confronti di due ragazzini di 12 e 16 anni. Lo sostiene la magistratura padovana, che l'altro ieri ha dato mandato ai carabinieri della Compagnia di Este di arrestare il sacrestano ottantunenne: l'accusa è di atti sessuali nei confronti di due minorenni. Sesso con minori. L'indagine della Compagnia atestina comandata dal capitano Giovanni Truglio e della stazione dei carabinieri di Casale di Scodosia è partita l'estate scorsa in seguito ad alcune voci di paese e a una segnalazione anonima. Secondo queste fonti, Rizzo dimostrava da tempo comportamenti al limite del morboso verso alcuni ragazzi impegnati in parrocchia, in particolare nei confronti dei cresimandi. L'indagine ha confermato le accuse: i militari hanno identificato due ragazzini, di 12 e 16 anni, pescati più volte – da gennaio a luglio dello scorso anno – in situazioni di particolare confidenza con l'ottantunenne, nella sua casa di via Roma 22. Le due vittime sono state ascoltate in un'audizone protetta e hanno confermato quanto accadeva in quell'abitazione: in cambio di piccole mance (non più di 5 euro) o di ricariche telefoniche, i due erano protagonisti di atti sessuali con Rizzo. Nello specifico carezze ai genitali ed effusioni varie: episodi comunque gravissimi per la legge, se perpetrati a minori. Rizzo è stato quindi arrestato e costretto agli arresti domiciliari. Nel corso dell'interrogatorio, l'uomo avrebbe peraltro ammesso altri episodi simili avvenuti nel 2002, con altri adolescenti, in particolare con due ragazzini di 12 e 14 anni. Stando al racconto di alcuni vicini di casa, tuttavia, gli adolescenti vittime del sacrestano pedofilo potrebbero essere molti di più dei quattro casi ora noti. Il sacrestano. Angiolino non è persona qualunque in paese. Dal 2000 era infatti impegnato come sacrestano per la parrocchia. Sposato e padre di tre figli, aveva lavorato per anni come magazziniere per la Mivar, azienda che produce televisori. Dopo una vita di lavoro a Milano e qualche anno di residenza a Padova, quattordici anni fa si era stabilito a Urbana, iniziando a prestare servizio per la parrocchia. Da qualche tempo l'impegno in chiesa di Rizzo era stato ridotto dal parroco don Gianluca Bassan: di fatto l'anziano era stato allontanato e veniva contattato solo per cerimonie particolari, come funerali o matrimoni. Ai fedeli di Urbana era stato spiegato che l'ottantunenne era stato invitato a lasciare l'incarico per il disturbo che arrecava durante le messe: passeggiava e armeggiava rumorosamente con le chiavi e con il cellulare nel corso delle celebrazioni. «È un evento gravissimo per la nostra parrocchia, che peraltro oggi celebra il sacramento della Prima Comunione» si limita a commentare don Gianluca «Siamo frastornati e increduli. Voglio solo sottolineare che Angelo non era più il nostro sacrestano». Ai domiciliari. Angelo Rizzo è ora ai domiciliari nella sua abitazione di via Rizzo 22. La moglie si è trasferita a Padova dai figli. Il fratello Bruno, che vive accanto ad Angelo, non vuole commentare l'accaduto: «Ognuno risponde per sé stesso. Parto da casa per andare a lavorare alle 4 e torno a sera tardi: cosa fa mio fratello non è un mio problema». Ora un paese intero s' interroga su come possa essersi consumata una realtà così ignobile a pochi passi dalla chiesa, e per mano di quell'uomo che spesso si vedeva accanto all'altare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA