«Senza bevande giù le vendite Costretti a due licenziamenti»

Il supermercato più colpito dall'ordinanza della polizia municipale è il Punto Despar, che si trova all'interno della stazione ferroviaria. A causa dell'ordinanza a tempo (scadrà il 30 settembre) del Comune, il direttore ha dovuto togliere dagli scaffali circa 500 prodotti. Scontati gli effetti negativi sul volume complessivo degli affari, registrato ogni giorno dall'Aspiag Service: meno 20%. Sulla situazione interviene Paul Klotz, amministratore delegato Despar. Il suo Gruppo ha presentato ricorso al Tar contro l'ordinanza comunale? «No e non lo presenteremo perché abbiamo sempre avuto un buon rapporto con il Comune e sia perché l'ordinanza scadrà fra quattro mesi». Quali sono gli effetti concreti dell'ordinanza sul negozio Despar in stazione? «Il fatturato giornaliero è calato del 20%. Aver eliminato dagli scaffali circa 500 prodotti, collegati all'alcol, non è roba di poco conto. Tant'è che siamo stati costretti ad avviare la procedura di mobilità già per due dei nostri 25 dipendenti, assunti sia a tempo pieno che a part time. Purtroppo non avevamo altra scelta. Da quando è scattata l'ordinanza, i conti non tornano più e, quindi, la nostra decisione era irreversibile» Come giudica tale provvedimento restrittivo? «Da un lato condivido pienamente sia la finalità sociale hee lo spirito costruttivo dell'ordinanza. La zona della stazione è frequentata da tanti sbandati e da numerosi ubriachi, che rovinano l'immagine della bella Padova e contribuiscono all'escalation del degrado in generale. Dall'altro, però, non considero il provvedimento comunale giusto e ponderato anche dal punto di vista del libero commercio in un libero mercato». Cosa intende? «Non è giusto fare di tutta l' erba un fascio. Per allontanare dalla stazione gli alcolizzati sarebbe stato sufficiente sollecitare le nostre cassiere a non vendere più le bevande alcoliche ai balordi abitudinari della stazione, che, naturalmente, sono conosciuti da tutti gli addetti ai lavori e fare anche una drastica distinzione tra la vendita delle birre, che contengono al massimo, sino a 5 gradi di alcol e le bottiglie dei superalcolici, che, quasi tutti, superano in trenta gradi. E poi perché non potremmo vendere una bottiglia di un buon vino veneto, ad esempio, un Prosecco, di Valdobbiadene o un Amarone di Valpolicella, ad una turista tedesca che, dopo aver soggiornato in città, se ne sta tornando, che ne so, a Monaco in treno?». Felice Paduano