Matteotti rivive nella sua casa-museo

Il docufilm "Il corpo di Matteotti" sarà pronto per il 10 giugno, 90° anniversario della morte. A spingere la Videoset di Roma a produrlo e, prima ancora, i registi e sceneggiatori Stafano Moser e Paolo Grassini a pensarne i contenuti, è stato Italo Arcuri. Giornalista, vicesindaco di Riano, il comune romano dove venne ritrovato in una boscaglia il cadavere del deputato assassinato dai fascisti (dopo il rapimento avvenuto a Roma), Arcuri sul deputato ha scritto il libro "Il corpo di Matteotti". «Abbiamo raccolto testimonianze anche qui a Fratta» dice Artusi «oltre che a Riano. Presenteremo anche dei documenti inediti». (re.mal.) di Renato Malaman Quest'anno per Fratta Polesine dovrebbe essere l'anno della visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Casa - Museo di Giacomo Matteotti. Il 10 giugno ricorreranno i novant'anni dall'assassinio del parlamentare socialista da parte di sicari fascisti e la speranza di ricevere la visita del Capo dello Stato si fa più concreta. La casa è già visitabile dopo il restauro e l'allestimento coordinati da Comune, Accademia dei Concordi e Fondazione Cassa di Risparmio. In questi giorni la dimora che dalla fine dell'800 ha accolto la famiglia Matteotti (originaria di Comesine, in Val di Pejo, Trentino) ha ospitato anche la troupe romana che sta girando un docufilm sul deputato socialista. Il percorso espositivo nei primi due piani si snoda attraverso i diversi ambienti domestici che conservano l'intero arredo d'epoca. Al piano terra il piccolo studio è il luogo di più alto valore evocativo: testimonia quell'intensa stagione, precedente alla svolta del suo percorso politico che seguirà alla prima elezione di Matteotti a deputato nel 1919 (a 34 anni) e che lo porterà a trasferirsi a Roma. Nella libreria spicca una copia de "La Recidiva", la pubblicazione della tesi di laurea in Giurisprudenza sul fenomeno della reiterazione del reato. Al primo piano l'atmosfera si fa più familiare. Su entrambi i lati del salone centrale quattro camere da letto. Quella di Giacomo e della moglie Velia, poi, a seguire, quelle dei loro tre figli: Giancarlo, Matteo e Isabella. I ritratti a olio di Maria Vinca, un'amica di Velia, contribuiscono a rendere quegli ambienti più casa che museo. Parlano da soli. La casa illustra la vita di tre generazioni di Matteotti: ci sono i registri contabili del padre Girolamo, testi di studio di Giacomo e del fratello Matteo. L'altro fratello Silvio aveva ottenuto il diploma in Agraria a Padova: morì giovane, di tisi, come il fratello Giancarlo. Nel sottotetto un allestimento multimediale rivela il percorso umano e politico di Giacomo Matteotti, tramite un ampio repertorio di immagini, riproduzioni documentarie e postazioni che permettono di accedere a testimonianze audio e video. I documenti sono stati forniti grazie alla preziosa collaborazione con la Fondazione Filippo Turati di Firenze e al contributo scientifico del professor Stefano Caretti. La casa oggi è meta di gite scolastiche: è diventata un luogo di diffusione degli ideali di libertà e giustizia sociale, ai quali Matteotti sacrificò la propria vita per denunciare pubblicamente in Parlamento i comportamenti illegali del fascismo. Il 27 aprile, alle 16.30, la Casa-Museo ospiterà una visita guidata interattiva e drammatizzata della vita del parlamentare socialista. «La mia prima uscita ufficiale a Fratta, avvenne all'indomani della mia prima elezione a sindaco, il 13 giugno 1994» ricorda il primo cittadino e presidente della Provincia di Rovigo Tiziana Virgili. «Fu per il funerale di Isabella Matteotti, la figlia. C'era l'intero paese alle esequie perché quella donna era sempre stata vicina alla gente. Accettava volentieri di entrare nelle case e di parlare con chiunque». Nei giorni scorsi a Fratta s'è vista Laura Matteotti, la nipote di Giacomo che fa la fotografa e vive a Roma: è una delle due figlie di Matteo, l'unico dei tre figli di Giacomo ad essersi sposato. Matteo arrivava spesso a Fratta anche quand'era parlamentare e ministro. È morto nel 2000. Quando morì suo padre aveva soltanto tre anni. Ora è sepolto accanto a lui e agli altri membri della famiglia nella tomba costruita nel cimitero di Fratta. La cittadina polesana, già famosa per aver dato vita ai primi circoli della Carboneria nel 1820-21 (con tanto di arresti e detenzioni allo Spielberg) e per le sue ville venete (la palladiana Badoer in primis), ora vuole consolidare il profondo legame con Giacomo Matteotti e i valori di cui è stato testimone.