Apre in centro storico il primo Apple Store

La notizia è suffragata da fonti attendibili, ma non è stata ancora confermata ufficialmente dai vertici della sede nazionale di Milano-Rozzano sul Naviglio che, interrogati più volte, non hanno né confermato e né smentito. Nei locali, in pieno listòn, in cui sino a due mesi fa si trovava il negozio di abbigliamento Sisley, all'incrocio tra via Cesare Battisti e via Otto Febbraio, che ha traslocato nella vicina via Roma, potrebbe aprire il primo Apple Store del Nordest. Il gruppo americano dovrebbe affrontare un investimento notevole visto che l'affitto mensile per i locali, di circa 700 mq, di proprietà delle Assicurazioni Generali, dove una volta c'era il bar-biliardi Chiumenti, sarebbe di 20.000 euro. «La voce è più che fondata», dice il gioielliere Luca Ferrari. «Per Padova sarebbe un bel traguardo. Sia in senso economico che sociale. La nuova apertura rivitalizzerebbe il centro ai massimi livelli. Arriverebbero in città anche migliaia di giovani provenienti da tutto il Veneto e non solo». Apple non è la sola società a cercare di aprire un mega-store negli ex spazi di Sisley. Anche la catena di abbigliamento spagnola Mango, già presente in città, in via Gorizia, ha bussato alla porta delle Generali, ma Apple resta in pole position. Intanto, sempre in centro storico, è in atto la grande fuga di numerosi negozi di abbigliamento anche a causa della pesante crisi dei consumi che sta colpendo al cuore il commercio padovano. In via Emanuele Filiberto hanno chiuso i battenti sia Motivi sia Elena Mirò, entrambi negozi specializzati in abbigliamento femminile. In via Gorizia ha gettato la spugna anche Promod. In via San Fermo non c'è più neanche Morellato, il negozio di gioielleria, che fa parte del gruppo padovano guidato da Massimo Carraro, con sede centrale a Fratte di Santa Giustina in Colle. A proposito di gioielli, i negozianti di via San Fermo danno per scontata anche la chiusura di Bulgari, uno dei marchi del lusso più apprezzati nel mondo. «A Padova sta succedendo lo stesso fenomeno che è in corso in quasi tutti gli altri capoluoghi di provincia del Veneto», spiega Maurizio Francescon, direttore provinciale di Confesercenti, «i consumatori non hanno in tasca i soldi di una volta. Basta analizzare quello che è successo con i saldi invernali. Nei primi giorni abbiamo assistito all'assalto della diligenza. Nelle settimane successive, nei negozi, è subito tornato il deserto. Probabilmente è arrivata l'ora di affrontare il problema con una strategia diversa. In pratica i Comuni grandi e medi, già a livello politico-amministrativo, dovrebbero nominare manager del settore in grado di gestire i flussi commerciali con metodi più razionali e più efficienti di quelli attuali». Felice Paduano