Riforme e agibilità, le carte del Cavaliere

di Pietro Criscuoli wROMA Peggio di così non poteva andare per Silvio Berlusconi. Il disperato tentativo di ottenere "qualcosina" da Giorgio Napolitano è finito in un amaro nulla di fatto. Con tanto di nuvoloni giudiziari che si addensano all'orizzonte del Cavaliere. Berlusconi ha insistito a lungo con il Quirinale per avere un colloquio, dopo aver tentato invano di fissarne uno con Matteo Renzi sul cammino delle riforme. Napolitano è rimasto di ghiaccio ma alla fine non ha potuto e voluto dire di no. Ma, ricevendolo con tutte le cortesie formali nello studio "alla Vetrata", gli ha detto subito che non può e non vuole intervenire sul tribunale di Milano per alleviare la pena che gli sarà inflitta presumibilmente il 10 aprile. Questo Berlusconi se l'aspettava. Da notare che al colloquio non ha partecipato Gianni Letta, fido messaggero del Cavaliere presso il Colle. Segno che c'era poco da mediare. Ma Berlusconi ha voluto lo stesso giocarsi la carta, almeno quella di aver ottenuto un incontro con il Presidente. Intanto per paventargli una possibile, dura resistenza di Forza Italia sulle riforme al Senato. Argomento che sta molto a cuore al capo dello Stato. Ma in questi giorni Berlusconi teme fortemente che il tribunale milanese possa rinviare ogni decisione, una volta ascoltati gli avvocati difensori. A quel punto c'è l'intoppo del 15 aprile, scadenza per la presentazione delle liste europee. Se non so che fine faccio, sarebbe il ragionamento di Berlusconi, come posso decidere chi candidare? La sua carta estrema sarebbe infatti quella di mandare in pista la figlia Barbara, ma solo come ritorsione per decisioni vessatorie dei giudici milanesi. Ed è su questo che poi si appuntano i timori del Cavaliere. Nessuno dei suoi avvocati gli ha potuto escludere misure severe per scontare la pena. La soluzione ideale sarebbe un colloquio o due a settimana nella villa di Arcore o a palazzo Grazioli a Roma. Ma potrebbe anche esserci l'obbligo di recarsi lui da un assistente sociale tutti i giorni in una comunità. Con conseguenze mediatiche immaginabili. E nel suo intimo Berlusconi ha paura di pene ancora più restrittive, in sostanza il carcere vero e proprio, anche se chi lo conosce dice che ne parla per preparare il terreno al vittimismo. Sta di fatto che l'incontro al Quirinale è servito soprattutto a rianimare le polemiche contro Napolitano che ha "osato" ricevere un "noto pregiudicato". Se servirà per addolcire la mano ai giudici milanesi, lo si vedrà giovedì 10 aprile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA