Province cancellate e Venezia diventa città metropolitana

VENEZIA. Si è svolta ieri la seduta congiunta tra la commissione Speciale Statuto, presieduta da Carlo Alberto Tesserin (NCD) e la commissione Affari istituzionali presieduta da Costantino Toniolo (NCD) sul tema della modifica al Titolo V della Costituzione. Il Presidente del Consiglio veneto Clodovaldo Ruffato e l'assessore Franco Manzato hanno illustrato ai consiglieri presenti le proposte per la modifica al Titolo V predisposte nella conferenza nazionale dei presidenti dei Consigli regionali e in quella delle Regioni, ovvero dei presidenti delle Giunte regionali. «In entrambe le proposte sul tavolo» sottolineano Toniolo e Tesserin «permangono condizioni di privilegio incredibili a favore delle regioni a statuto speciale, in particolare la sproporzione dei rappresentanti di diritto delle regioni all'interno del nuovo Senato (Assemblea delle autonomie)». Secondo la proposta della Conferenza dei presidenti regionali, il Veneto (5 milioni di abitanti) avrebbe in Senato 2 rappresentanti: il presidente della Giunta e il sindaco della città capoluogo. Mentre il Trentino Alto Adige (1 milione di abitanti) avrebbe 5 rappresentanti: il presidente di Regione, i 2 delle province autonome e i 2 sindaci. Nella seconda proposta, il Veneto avrebbe 4 rappresentanti (presidenti di Giunta regionale e Consiglio, un rappresentante della minoranza e il sindaco del capoluogo. Il Trentino Alto Adige, invece, ne avrebbe ben 11 (presidenti di giunta e consiglio regionale con rappresentante di minoranza; presidenti di giunta e consiglio provinciale con minoranza e i sindaci dei due capoluoghi. di Daniele Ferrazza wVENEZIA Uno scontro istituzionale senza precedenti. Una bomba sul cammino dei rapporti tra Regione, Province e Comuni. Un coltello nei rapporti tra le forze politiche. Il Veneto si trova alla vigilia di uno scontro dalle conseguenze imprevedibili: ad appena un anno dalla scadenza elettorale regionale. Il tema è la nuova Città metropolitana di Venezia, che di fatto svuota e congela la Provincia guidata da Francesca Zaccariotto. E consegnerà dal primo gennaio 2015 al sindaco Giorgio Orsoni le «chiavi» della cassaforte del Veneto: un ente dalle competenze di area vasta, dalla pianificazione alla gestione integrata dei servizi, dalle infrastrutture alle reti di comunicazioni. Praticamente, azzoppa la Regione del Veneto togliendole la «polpa» sulla gestione del territorio del cuore del Veneto: Mestre, Padova e Treviso. L'approvazione l'altro giorno in Senato del disegno di legge Del Rio su Province e Città metropolitane vara definitivamente (alla Camera l'approvazione è prevista per martedì) il nuovo assetto delle autonomie locale. Le Province di fatto vengono svuotate, diventando enti di secondo grado. I comuni mantengono la loro autonomia ed assorbono parte delle competenze delle Province. La nuova città metropolitana di Venezia, che per ora coinciderà con il perimetro della provincia veneziana, potrà essere aperta all'aggregazione di realtà limitrofe. Ecco la bomba ad orologeria per la Regione guidata da Zaia. Nel Veneto la situazione è esplosiva perché, per la prima volta nella storia, Venezia, Padova e Treviso sono guidate da giunte di centrosinistra. E tutti e tre i sindaci hanno dichiarato la loro volontà di aderire alla futura città metropolitana. Il disegno di legge del governo di Matteo Renzi, fortemente accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio, affloscia le competenze della Regione del Veneto, finora saldamente in mano al centrodestra. Getta acqua sul fuoco il sindaco Giorgio Orsoni: «Le città metropolitane possono diventare il motore di sviluppo del paese, finalmente si avvia questo processo di riforma che risponde a un grande disegno strategico del governo». E non nasconde le sue preoccupazioni: «Nel Veneto c'è una situazione delicata: va costruito un percorso condiviso, sarà mia cura cercare di raccordarmi con il presidente della Provincia Francesca Zaccariotto. É un percorso da fare insieme, altrimenti perdiamo tutti del tempo. Sarebbe assurdo far prevalere i conflitti. Credo che la politica debba indicare una strada, impegnandosi fino in fondo per coltivare e accompagnare questo progetto». La procedura per giungere, a partire dal gennaio 2015, all'avvio della città metropolitana è chiarita dal disegno di legge approvato dal Senato. Dall'entrata in vigore della legge Orsoni diventerà, oltre che sindaco di Venezia, anche «sindaco metropolitano»: entro il 30 settembre i sindaci e i consiglieri comunali di tutta la provincia dovranno eleggere il consiglio metropolitano di 18 membri e durata di 5 anni. In teoria, è possibile che il consiglio metropolitano esprima una maggioranza di diverso colore politico del sindaco della città capoluogo. Il consiglio metropolitano è in pratica una «super giunta» con poteri di indirizzo e di controllo. Sotto c'è solo la conferenza metropolitana, composta da tutti i sindaci della provincia, con poteri solo propositivi e consultivi. Che fine farà la Pa.Tre.Ve? Secondo il disegno di legge approvato è consentita l'iniziativa dei comuni di aderire successivamente al loro insediamento. La procedure prevede un parere obbligatorio della Regione. Nel caso (scontato) di parere contrario, il governo promuove un'intesa tra Regione e comuni interessati da definire entro novanta giorni. Trascorso tale termine, decide il Consiglio dei ministri. Fuor di cavillo, è evidente che nel Veneto la città metropolitana sarà incoraggiata dal centrosinistra, che controlla le maggiori città, e osteggiata dal centrodestra e dalla Lega Nord in particolare. La mediazione possibile è che, per adesso, Giorgio Orsoni vada avanti - d'intesa con Francesca Zaccariotto – nel costruire la città metropolitana di Venezia. Lasciando perdere l'allargamento a Padova e Treviso. La Regione, nel frattempo, cercherà di ostacolare la nascita di questo nuovo ente in tutti i modi, compresa l'approvazione di una legge regionale che, di fatto, ne impedisca la nascita. Insomma, uno scontro che rischia di paralizzare ancora per molto tempo tutte le scelte strategiche di questo territorio.