Fi, Berlusconi cede alla vecchia guardia

di Maria Berlinguer wROMA Silvio Berlusconi alla fine cede e accetta di candidare alle Europee anche i parlamentari, purchè si dimettano dopo il voto. E rompe la tregua con Renzi. «Il patto con Renzi vale solo sulle riforme, così non siamo nè carne nè pesce, dobbiamo fare una campagna elettorale all'opposizione e contro questa Europa». Dunque sì a Raffaele Fitto capolista al Sud e sì ad Antonio Tajani al Centro e Giovanni Toti al Nord ovest. Mentre non è ancora chiaro se sarà Claudio Scajola a correre, come avevano chiesto gli amministratori liguri nel Nord Est nè chi sarà il capolista di Forza Italia nelle isole. Forza Italia schiererà tutti i suoi big nel primo voto che dovrà affrontare senza il traino di Silvio Berlusconi. «Dobbiamo fare liste forti, deciderete voi chi candidare, ma per rispetto dei nostri elettori vi chiedo l'impegno di dimettervi da parlamentari italiani se verrete eletti», ha detto ieri il leader alla sessantina ai dirigenti convocati a palazzo Grazioli, una sessantina in tutto tra membri effettivi e solo nominali dell'Ufficio di presidenza. I berlusconiani di stretta osservanza la rivendono come l'ennesima vittoria del leader, capace dopo giorni di braccio di ferro tra la nuova e la vecchia guardia, di riportare la pace tra le correnti del partito. Ma certo vista da fuori la decisione adottata ieri dall'ufficio di presidenza di Forza Italia che si è riunito nella sala sotto la residenza privata del capo appare come una mezza marcia indietro dell'ex Cavaliere che aveva scommesso sul rinnovamento di liste e uomini in occasione del voto del 25 maggio. E invece all'unanimità è stato approvato il «lodo Fitto». A determinare la marcia indietro è stata soprattutto la minaccia di molti rais locali di farsi delle liste autonome, sulla falsa riga di quella già messa in piedi da Nicola Cosentino in Campania, "Forza Campania". La posta in gioco è molto alta per l'ex premier che tra pochi giorni potrebbe essere costretto al silenzio politico se, come teme e continua a ripetere agli amici più stretti, i giudici il 10 aprile decideranno che dovrà scontare la pena un anno agli arresti domiciliari piuttosto che in affidamento ai servizi sociali. O persino in galera, se, come teme sempre Berlusconi, fossero dei «giudici di sinistra» a decidere il suo destino. Il nome Berlusconi sarà a quanto pare proposto nel simbolo di Forza Italia (senza Silvio), correndo il rischio che qualche elettore sprovveduto possa votarlo, annullando così la scheda. I sondaggi del resto non sono affatto confortanti: Forza Italia, senza il suo leader, è data al 20 per cento, molto sotto il Pd e a diversi punti anche dal Movimento 5 stelle. Perché anche se Antonio Razzi sarebbe pronto a candidare «tutti cinque figli di Berlusconi», la verità è che per ora nessuno è pronto a prendere il testimone del padre. «Non si fa politica per successione, lo dico come elettore e come persona: non potrei mai candidarmi tanto per mettere il mio nome sulla lista, non è serio», conferma Pier Silvio Berlusconi. Il secondogenito dell'ex Cavaliere non chiude la porta per sempre alla politica, «mai dire mai». Ma soprattutto conferma che anche Marina non si candiderà alle Europee. Quanto a Barbara però Pier Silvio è meno netto: «La scelta sta a ognuno» si limita a dire. ©RIPRODUZIONE RISERVATA