Il mitico Caproni Ca.3 come l'Araba Fenice

di Paolo Coltro wTREVISO Dopo quasi 29 mila ore di lavoro, è quasi finito: il Caproni Ca.3 tornerà a volare. È stato il bombardiere di punta dell'aviazione militare italiana durante la prima Guerra Mondiale, ne vennero costruiti 270 esemplari in Italia e 83 in Francia, ne rimangono due originali e una ricostruzione, ma non si alzano da terra. «Questo sarà l'unico a decollare, e succederà prima dell'estate». È sicuro Giancarlo Zanardo, trevigiano, 75 anni che non si vedono, costruttore e pilota, mentre con un amico lavora attorno a questo aggeggio di legno e tela che ha preso forma in quattro anni. «Dai, il comando dell'aria calda è là sotto»: sono gli ultimi controlli, tra un po' cominceranno le verifiche ufficiali, prima la rispondenza al progetto originale, poi i controlli a terra sul baricentro, la strumentazione, il motore, la sicurezza, infine il collaudo. Se tutto fila liscio, il permesso di volo arriverà in meno di tre mesi e poi vedremo il Caproni in cielo. I tecnici dell'Enac hanno seguito passo passo la costruzione e questo Caproni rinato sembra proprio un gioiello: «È straordinariamente bello nella sua bruttezza», dice Zanardo che non vede l'ora di salirci e pilotarlo. In carlinga, c'è posto per quattro: un mitragliere prodiere davanti, poi due piloti affiancati e più indietro, un altro mitragliere-meccanico. Questo era l'equipaggio negli anni della Grande Guerra, quando le squadriglie di Ca.3 facevano raid con una trentina di aerei assieme: erano in 36 quando bombardarono Pola, 28 quando lanciarono bombe su Cattaro, e quella volta c'era anche D'Annunzio, imbarcato sull' "Asso di Picche". Sulla replica ovviamente non ci sono più i tre motori Isotta Fraschini del 1916, ma dei Ford 180 automobilistici, per un totale di 4.400 cc: obbligatoria la sicurezza, «e poi la pelle è mia», dice Zanardo. Nessun computer a bordo, la strumentazione moderna è quella legata al motore. Intorno legno e tela, come allora con pochissime parti metalliche. Tutti i pezzi sono stati lavorati a mano in falegnamerie e officine, seguendo i progetti originali. Li ha donati a Zanardo la figlia di Gianni Caproni, la contessa Maria Fede, un'anziana signora che vive tra Roma e la Lombardia e vuole esserci al volo inaugurale. L'aereo oggi è a Nervesa della Battaglia, uno dei luoghi sacri all'aviazione perché qui cadde Francesco Baracca e c'è il suo mausoleo. È stato costruito in un angolo dell'azienda dei fratelli Zanardo, a Conegliano, ma adesso che è pronto è nel suo hangar alla Fondazione Jonathan a Nervesa, Jonathan come quel gabbiano che viveva per volare. Tutto procede, ma bisogna sbrigarsi: il Ca.3 sarà la star delle "Ali della pace", un tour aereo che toccherà tutte le capitali d'Europa («Meno Mosca, perché in Russia ci sono problemi di rifornimento»): partenza con data da confermare, ma piacerebbe molto il 28 luglio, giorno d'inizio della Grande Guerra. Quel giorno sette aerei rigorosamente storici decolleranno per una rievocazione speciale, assieme al Caproni anche il Fokker DR.1M, quello di Manfred von Richtofen, scrupolosamente ricostruito da Giancarlo Zanardo, che anni fa lo pilotò in un volo su Vienna al contrario. Facile immaginare che la grande presentazione dell'ultimo nato di casa Zanardo sarà il 15 giugno, al Baracca Day, la diciottesima edizione di una giornata che raccoglie a Nervesa un variopinto circo di aviatori e macchine volanti da tutto il mondo. Di sicuro non c'era bisogno dell'anniversario della Grande Guerra per rinfocolare la passione di Zanardo, che durante la guerra (la seconda), quando arrivavano i caccia sopra casa per mitragliare, andava fuori a vederseli mentre tutti scappavano. E che fu definitivamente folgorato, a sette anni, da una visita al sacello che ricordava l'abbattimento di Baracca: «Diventerò pilota, come te», scrisse. Adesso ha al suo attivo 2500 ore di volo, raid in solitaria e in gruppo in tutta Europa, attestati e diplomi, ma soprattutto i suoi aerei ricostruiti: il Flyer dei fratelli Wright, che neanche gli americani ci sono riusciti, il Fokker triplano, lo Spad XIII, il monoplano Bleriot X1-2, e ancora un elicottero Scorpion, l'autogiro Bensen, il Mustang P51. E il Caproni, che con i suoi 23 metri di apertura alare è il mastodonte di casa. Prima del battesimo dell'aria ci sarà un battesimo fotografico. Sul campo di Nervesa, a naso e Leica all'insù, è andato spesso a curiosare Antonio Zuccon, fotografo trevigiano. Che ha immortalato voli, acrobazie, finti duelli in immagini che, per fortuna, hanno la nitidezza della pace. Una quarantina di fotografie sono state di recente esposte a Trieste al Circolo aziendale delle Assicurazioni Generali, alla mostra "Aerei Storici famosi", così come quelli del bel libro che racconta con scritti e immagini la storia di Zanardo e dei suoi aerei.