La chiamano terra dei fuochi È l'inferno dove l'aria uccide

di Luigi Vicinanza L'inferno esiste. Parola di prete. Non nell'altra vita. Ma in questa, maledettamente terrena. Lo puoi vedere, l'inferno; lo puoi toccare. Ci puoi pure vivere e mangiare. E morire. Sulle carte geografiche non è indicato, eppure c'è: "a nord di Napoli, a sud di Caserta", come racconta il parroco di Caivano, padre Maurizio Patriciello, una faccia che ricorda l'attore comico americano Jerry Lewis, una tenacia da sacerdote combattente d'altri tempi. Padre Maurizio è diventato il leader del movimento civile che in Campania invoca la bonifica della Terra dei fuochi, quella scandalosa discarica che avvolge case, cristiani, bestie e ortaggi tra Giugliano, Acerra, Nola, l'agro aversano, lambendo fin quasi la costa flegrea. In trent'anni vi hanno interrato di tutto e - come fuoco infernale - decine e decine di roghi bruciano giorno e notte scorie inquinanti e rifiuti ordinari. "Non aspettiamo l'apocalisse" è il libro scritto da questo prete di frontiera insieme al giornalista Marco Demarco, firma del Corriere della Sera, per 17 anni direttore del Corriere del Mezzogiorno (Rizzoli, 17 euro). Le duecento pagine si leggono tutto d'un fiato, perché stenti a credere che si sia potuto consumare nell'inerzia generale un tale "dramma umanitario", secondo la definizione dei vescovi della Campania. Dieci milioni di tonnellate di rifiuti tossici sono state sversate negli ultimi vent'anni in questo buco della legalità. Terreni fertili - comprati per quattro soldi dai clan della camorra, i Casalesi innanzitutto -trasformati in tombe di veleni; verdura e ortaggi modificati in qualcosa di irriconoscibile, tipo i cavolfiori gialli fotografati a Caivano: l'anomala colorazione, hanno poi accertato le analisi, dipendeva dalla presenza nel suolo di mercurio, arsenico, zinco e altri metalli pesanti con un tasso superiore 400 volte il limite lecito. Di inquinamento si muore, a ogni età. Lo testimoniano le undici protagoniste delle "cartoline del dolore", altrettante mamme e mogli ritratte dal fotografo Mauro Pagnano (lo stesso delle inquietanti immagini dei cavolfiori gialli). I volti dolenti delle undici donne-coraggio - e le storie dei loro figli stroncati dal cancro - hanno fatto il giro d'Italia finendo nella posta di papa Francesco e del presidente Napolitano. Il primo ha esplicitamente incoraggiato il sacerdote di Caivano. Il secondo ha fatto riferimento al disastro della Terra dei fuochi nel suo discorso di fine anno e poi in una lunga lettera inviata al parroco di Caivano con la quale si rivolge alle mamme dei bambini "colpiti da gravi patologie tumorali ricondotte al criminale inquinamento dei vostri territori". Una frase, quella del capo dello Stato, interpretata da padre Maurizio come una bocciatura nei confronti di chi ha sempre negato, nella comunità scientifica ufficiale come nel mondo politico locale e nazionale, il rapporto tra malattie mortali e avvelenamento dei luoghi. Negazionisti oltre ogni evidenza. Tra i meriti del libro, infine, il disvelamento di quel che i due autori definiscono il grande abbaglio. Quel cortocircuito mediatico e comunicativo secondo cui la Terra dei fuochi sia conseguenza esclusiva della grave crisi dei rifiuti accumulati nelle vie e nelle piazze di Napoli tra il 2008 e il 2009; ma quella era immondizia urbana, avanzi di cibo, scarti dei supermercati, materiali non riciclabili. Qui invece parliamo di scorie tossiche, materiali radioattivi, scarti pericolosi delle industrie del Nord smaltite al Sud illegalmente e a prezzi stracciati con l'intermediazione della camorra. Così l'antica Campania felix è degradata a pattumiera di un'Italia fuorilegge. Negli anni la magistratura ha avviato 82 inchieste: 915 persone arrestate, 1.806 denunciate, 443 aziende coinvolte. E non erano tutti del Sud. Grazie al movimento di opinione e di lotta, negli ultimi mesi è finalmente intervenuto il governo, prima con Letta ora con Renzi, per delimitare le aree, proibire la commercializzazione di prodotti agricoli sospetti, ipotizzare le bonifiche dei suoli. Padre Patriciello indica una data, il 2060. È il termine ultimo per fermare l'apocalisse. Quando cioè saranno avvelenate tutte le falde acquifere della zona, il 5% circa della Campania. Lui vive nella fede, sottolinea Demarco, ma si batte per il più umano dei diritti: il diritto al respiro. l.vicinanza@finegil.it @VicinanzaL