Il malessere delle Popolari: bruciati più di 700 milioni

TREVISO Banco Popolare, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Marostica. Il sistema delle banche popolari nel Veneto conta più di settecento sportelli. Ma appena vent'anni fa il panorama cooperativistico comprendeva nomi oggi scomparsi dalla mappa bancaria: Banca Popolare Agricola di Lonigo, Popolare di Thiene, Popolare dei Sette Comuni-Asiago, Banca Popolare di Venezia, Popolare di Castelfranco Veneto, Popolare della Provincia di Belluno nel 1997, Popolare Piva di Valdobbiadene. Sono rimaste tre soggetti maggiori ed uno minore. Il più importante è certamente il polo veronese del Banco Popolare, nato nel 2007 dalla fusione della Banca Popolare di Verona e della Banca Popolare Italiana (ex Lodi): è il quinto gruppo bancario nazionale e nel Veneto conta 304 sportelli (su duemila complessivi), soprattutto nella parte occidentale. Diciottomila i dipendenti, tre milioni i clienti. Sta lanciando un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro e ha chiuso il conto 2013 con 600 milioni di euro di perdita. Il secondo polo è costituito dalla Banca Popolare di Vicenza, quasi 150 anni di storia, settecento sportelli e seimila dipendenti. Negli anni Novanta ha realizzato una serie tumultuosa di acquisizioni, soprattutto nel Veneto, di piccole Popolari, aprendosi successivamente a un'espansione in Toscana, Sicilia e Lombardia. Ha lanciato un aumento di capitale da un miliardo (di cui 300 milioni riservati a nuovi soci) che ha il dichiarato obbiettivo di lanciare un ponte verso Veneto Banca. La quale, terzo polo Popolare del Veneto, non ci pensa neppure: troppe sovrapposizioni, molti gli esuberi, eccessivo lo spread tra il presidente berico e l'amministratore delegato del gruppo di Montebelluna. Quest'ultimo, cinquemila dipendenti e settecento sportelli, persegue la strada dell'autonomia, sta cedendo partecipazioni non strategiche come Bim e sta per lanciare un aumento di capitale da 500 milioni di euro. Bankitalia tifa apertamente per la costituzione di un polo popolare veneto che, a meno di clamorosi ribaltoni alle assemblee di aprile, non ci saranno. Molto più modeste le dimensioni della Banca Popolare di Marostica che, dopo aver acquisito Banca Treviso dal gruppo emiliano Cassa di risparmio di Ferrara per una cifra giudicata sproporzionata, ha licenziato il direttore generale storico e affrontato il rinnovo del vertice in una infuocata assemblea, lo scorso gennaio. Dopo alcuni abboccamenti con la Volksbank, alla Popolare Marostica – che ha individuato il nuovo presidente e un nuovo direttore generale – non resta che guardare alla vicina Vicenza, peraltro interessata ad approfittare del momento di debolezza dei vicini di casa. A mettere il sale sulle ferite di queste banche, soprattutto, il lavoro della Vigilanza di Banca d'Italia. Due ispezioni a Montebelluna e una a Marostica hanno costretto i direttori a mettere fieno in cascina, accantonando centinaia di milioni di euro. Il meccanismo è molto semplice. gRan parte dei crediti concessi sono legati a garanzie immobiliari il cui valore si è perso negli ultimi cinque anni a causa della crisi. Così, la Vigilanza, anche in vista dell'introduzione delle norme bancarie europee, ha chiesto a tutte le banche italiane di rafforzare il proprio patrimonio, svalutando anche del 50 per cento gli imobili. Morale: dai bilanci, a causa degli ingenti accantonamenti, sono affiorate perdite milionarie. Veneto Banca, a causa di questo meccanismo, ha chiuso il bilancio 2012 con 39,7 milioni di euro e il primo semestre 2013 con altri 38,6 nel primo semestre. A Marostica, il bilancio 2012 si è chiuso con 14 milioni di euro di perdita e il primo semestre 2013 con altri 5,8. Come dire che negli ultimi dodici mesi il sistema bancario delle Popolari del Veneto ha bruciato più di settecento milioni di euro. Daniele Ferrazza