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IMMIGRAZIONE Contribuiamo tutti ai bisogni del Paese nSono una donna di 53 anni e lavoro da 35 anni. Sono fortunata perche' non sono una di quei tanti italiani che, in questo momento, non sanno come sbarcare il lunario. Gente con famiglia e figli a acarico che non hanno il lavoro oppure lo hanno perso per colpa della crisi economica e non riescono a trovarne un altro.Pero' sono ugualmente arrabbiata. E lo sono se penso Se penso all'articolo pubblicato sul mattino l'otto febbraio scorso dal titolo. "Incassano i soldi dell'Inps e se ne tornano in Africa". Mi chiedo come sia possibile che nel nostro paese, certamente un paese con regole e controlli, accadano cose come quelle che sono state raccontate nell'articolo. Tutto ciò avviene nel nostro paese dove purtroppo ci sono persone, imprenditori onesti, che magari sono anche creditori nei confronti della pubblica amministrazione, che si suicidano perche' non sanno come pagare gli stipendi ai loro dipendenti.Forse sembrerò razzista, ma credetemi non mi sento tale. Sono invece dell'opinione che chi ha lavorato per tutta la vita da dipendente e quindi ha versato tasse e contributi assistenziali e previdenziali dovrebbe poterne anche godere. Mi spiego: ho, ad oggi, versato contributi per l'assistenza sanitaria pari a 35 anni di lavoro e ogni volta che mi sottopongo a visite sanitarie specialistiche, a prestazioni di pronto soccorso e compro farmaci pago tickets che non sono piu' di modesto importo. Mi e' capitato che i miei due figli nel giro di quattro giorni sono stati entrambi visti al pronto soccorso con un ticket di 74 euro ciascuno. Niente di male se non fosse che al pronto soccorso i pazienti in attesa erano di tutte le etnie possibili (cinesi, marocchini, rumeni, ) e nessuno di loro ha pagato un centesimo perchè tutti con reddito basso o senza reddito alcuno. Ne deduco che i miei contributi servono a pagare le loro prestazioni. La medesima cosa accade a scuola: i nostri figli pagano il "contributo volontario" (iscrizione) e chi ha un ISEE basso o pari a zero non paga nulla. I nostri ragazzi sono per lo piu' disoccupati o con lavori estremamente precari e poi, ciliegina sulla torta, leggo il vostro articolo su quei signori che incassano i soldi dell'Inps e scappano in Africa.Forse vista la situazione economica della nostra povera Italia sarebbe ora di pensare che se accogliamo persone da altri paesi, queste possono restare solo se con il loro lavoro contribuiscono a finanziare i servizi di cui fanno largamente uso. Ciò vuol dire che non sono contraria ad accogliere gli altri, ma gli altri devono rispettare le regole e contribuire a far si che tutti noi possiamo stare meglio insieme. Lettera firmata CHIESA E PEDOFILIA Un messaggio per il Papa nCaro Direttore, anche per merito di qualche organismo internazionale il tema della pedofilia nella Chiesa é tornato alla ribalta nel momento in cui con Papa Francesco sono state prese misure ancora più drastiche per affrontare il problema. E anche al di fuori del mondo cattolico ci si domanda: perchè proprio adesso? Alcuni osservatori internazionali suppongono che la questione della pedofilia nella Chiesa sia emersa proprio in questo periodo perché il bersaglio sia proprio Papa Bergoglio e la sua popolarità riconosciuta a livello universale. Il nome del pontefice Bergoglio è associato a tutto ciòche spaventa le grandi grandi lobby finanziare e culturali in giro per il mondo (giustizia,pace,redistribuzione del reddito) che hanno riferimenti diversi dalla promozione dello sviluppo, dell'uguaglianza,del rispetto tra i popoli e le persone. Tutte questione che il papa ha messo in primo piano. Quindi rinfrescando, diciamo così, il tema della pedofilia e l'accusa alla Chiesa di procedere nello specifico, sulla base di una cultura oscurantista è la soluzione più facile per disinnescare il messaggio nuo e rivoluzionario che Papa Francesco sta portando avanti e certamente senza non poche difficoltà . Luca Draper