Prove di accordo Electrolux-sindacato «Nessuna chiusura»

La presidenza del Consiglio ipoteca la trattativa Electrolux, anche se l'incontro del 17 febbraio non si svolgerà a Palazzo Chigi, ma al Mise. «Il governo ha in corso un negoziato e abbiamo intenzione di mantenere altissima la guardia», ha rassicurato ieri da Milano il presidente del Consiglio, Enrico Letta. «Riteniamo che ci siano tutte le condizioni perché si possa fabbricare questo tipo di prodotti in Italia». Il sindacato prende atto ma non si concede illusioni: «L'impegno dell'azienda - sottolinea Giuseppe Farina, segretario Fim - è da verificare, così come il sostegno del Governo e degli amministratori locali, che sono chiamati a dare il loro contributo per trasformare un piano di ridimensionamento in un piano di sviluppo. Tutto questo è necessario e propedeutico all'apertura del tavolo di trattativa con il sindacato». (fdm) di Francesco Dal Mas wSUSEGANA Non sono ancora prove tecniche di accordo, ma di trattativa sicuramente. In vista di quel primo tavolo, il 17 febbraio, «che comunque non sarà decisivo», come invita «a non illudersi» la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, perché le parti, in quella sede, «prenderanno solo le misure». Ciò che in verità sta già succedendo. Tra Electrolux e sindacato. L'amministratore delegato Ernesto Ferrario, svelando ieri al Senato alcuni passaggi del Piano B, nessuna chiusura, tra l'altro con un forte aumento degli investimenti, fino a 160 milioni di euro, ha constatato che c'è una «convergenza verso la decontribuzione del salario», per quanto riguarda specificatamente la riduzione dell'orario da 8 a 6 ore. Con 2 ore di integrazione. «È uno strumento esistente e disponibile, va sostanzialmente rifinanziato. Siamo tutti d'accordo che questa tipologia di decontribuzione è la soluzione a oggi più semplice» insiste Ferrario. «La nostra richiesta è di abbassare il costo del lavoro, per diminuire il costo del prodotto. A fronte di questo abbiamo investimenti disponibili», attraverso piani «che vanno da 3 a 5 anni. La nostra intenzione è quella di fare piani a 4 anni che arrivano fino al 2017». D'accordo, d'accordissimo, rispondono i delegati Rsu di Susegana. Che subito sollecitano la defiscalizzazione, «con una riduzione del costo del lavoro mirata ai dipendenti con ridotte capacità lavorative (Ral), circa un terzo tra gli operai Electrolux». Di più: c'è bisogno di un intervento normativo utile a permettere ai lavoratori ultra sessantenni, che non sono più in grado di reggere ritmi e condizioni di lavoro, l'uscita verso la pensione con la possibilità di immettere giovani all'interno dei processi produttivi. E, poi, incentivi per l'industrializzazione di nuove e più moderne linee di produzione, "anthropos sostenibili" al fine di implementare la capacità produttiva utile a rispondere sia alle esigenze di contenimento del costo per unità di prodotto (clup), sia per il mantenimento in Italia del frigorifero di ultima generazione l'evoluzione "Cairo 3". E ancora: il sostegno istituzionale per l'industrializzazione, attraverso una società ad hoc a partecipazione mista lavoratori-impresa-Regione (esempio Veneto sviluppo) di un impianto complesso per la cogenerazione di energia sostenibile. La presidente del Friuli Vernezia Giulia viene applaudita dai lavoratori del presidio di Porcia quando si presenta, in serata, per dire che non solo la sua, ma anche le altre Regioni sono pronte a fare la loro parte. «Per la decontribuzione,tutti i presidenti hanno già sollecitato il Governo in tal senso e si mettono, loro stessi, a disposizione». Il ministro Zanonato mette le mani avanti, vuol sentire l'Ue. «La decontribuzione è una legge del 1996, è stata finanziata fino al 2005 e ritengo che ci siano le condizioni per continuare a farlo».Ma ci sono anche altre iniziative di cui pure le Regioni a statuto ordinario possono farsi carico, insiste la governatrice, per assicurare le produzioni in Italia. Ma a Porcia, con quante persone in meno rispetto agli attuali 1200 lavoratori? Ecco il punto. «Sappiamo tutti che dobbiamo fare dei sacrifici» risponde Serracchiani. Che esclude, tuttavia, il dimezzamento della fabbrica. A Susegana, invece, resterebbero i 158 mila frigo che dovevano essere dirottati in Ungheria.