Un centravanti di cambiamento: fenomenologia di Balotelli

Che Mario Balotelli non sia un calciatore qualunque è ormai assodato. Ad indagare il reale impatto che un atleta come lui sta avendo nel calcio italiano provvede lo scrittore ed ex giocatore di volley Andrea Santacaterina nel libro Il significato di Mario. Fenomenologia di Balotelli, centravanti di cambiamento (UltraHeroes, 13,90 euro). Una storia difficile fin dai primi vagiti, quella di Mario: nato nel 1990 da genitori ghanesi emigrati a Palermo, ha da subito problemi di salute che lo fanno sottoporre a diversi interventi chirurgici. Forse anche da qui la decisione dei genitori di darlo in affido ad una famiglia che potesse occuparsi di lui al meglio: ed ecco comparire i Balotelli di Brescia, che si prendono cura di lui e per primi lo portano in un campo da calcio, con la speranza che possa essere anche una valida opportunità per integrarsi. Inutile dirlo: da subito il futuro Super Mario dimostra di saperci fare, col pallone. Sul versante integrazione invece cominciano i primi problemi: unico ragazzino di colore su 50, è vittima dei primi insulti razzisti. «Negher, urla qualcuno che se ne sta tra il pubblico». Forse l'invidia, Balotelli è già una spanna sopra gli altri e in campo fa numeri che rivelano il suo precoce talento; forse solo banale e ingiustificabile razzismo in piena 'Padania'. È in questi primi anni di vita che Santacaterina individua le origini delle intemperanze caratteriali che Balotelli poi dimostrerà sul campo e fuori. Dal Lumezzane (con debutto in serie C1 proprio allo stadio Euganeo di Padova nel 2006) al Milan, passando per Inter e Manchester City, Mario «diventa il centravanti più forte, il simbolo di una generazione di ragazzi che molti chiameranno "generazione Balotelli": quel mezzo milione di figli di immigrati che sono nati nel nostro Paese e che quindi chiedono di esserne riconosciuti come cittadini». Ma il concetto di "nero italiano" non riesce a passare e lo dimostrano i cori offensivi di cui Mario è spesso oggetto. «Bersaglio di altissimo profilo. È il simbolo di un'Italia che molti rifiutano». E lui, Mario, dal canto suo, non s'impegna affatto per farsi piacere. Nel 2010 riesce persino a scagliare a terra la maglia dell'allora sua squadra, l'Inter: un gesto che nessuno gli perdonerà. Il suo significato? «Mario Balotelli obbliga chiunque a schierarsi. Dalla sua parte, o da quella diametralmente opposta». Annalisa Celeghin