Amy Adams, ovvero quel pizzico di Veneto in "American Hustle"

di Silvia Gorgi È nata a Vicenza, quarta di sette figli, da genitori statunitensi. Il padre, militare dello United States Army, era di stanza alla Caserma Ederle e la famiglia, di fede mormona, lo seguiva negli spostamenti. Così ha vissuto tra Veneto e Friuli fino agli otto anni, fino a quando cioè la famiglia non è tornata negli Stati Uniti stabilendosi in Colorado a Castle Rock. È Amy Adams, la sexy, innamorata, scaltra, perfetta compagna d'ineffabili truffe di un Christian Bale in forma (non fisica), nel film, candidato a 7 Golden Globe, e che si avvicina alla notte degli Oscar con grandi speranze, "American Hustle - l'apparenza inganna". Nel film - ci sono anche Bradley Cooper e Jennifer Lawrence - Adams ammalia e conquista pubblico e critica, nel ruolo di Sydney, una donna che vuole essere altro da quello che è, in cerca di affermarsi in un'America anni Settanta, perfettamente ricostruita, a partire dalle sue mise fatte di pellicce, cappelli a tesa larga, accessori Gucci, abiti Seventies. In un'intervista a Vanity Fair lo scorso anno, la bella Amy aveva dichiarato che Vicenza era rimasta nel cuore a tutta la famiglia e, tornandoci non molto tempo fa, aveva ritrovato un luogo bellissimo e una parte di lei, aggiungendo che se fosse salita sul palco degli Oscar - era in corsa come migliore attrice non protagonista - l'avrebbe ricordata. Anche nel nome della figlia, Aviana, nata a maggio 2010, del resto c'è un po' d'Italia; il padre aveva lavorato anche nella base friulana. Sul palco degli Oscar Amy Adams non era salita; ma l'occasione quest'anno potrebbe ripresentarsi. Dal Colorado Amy, ballerina e cantante, non andò al college e iniziò a esibirsi in dinner theater. Lavorò anche come cameriera per la catena di ristoranti, famosa per le divise hot delle ragazze, Hooters Restaurant, dove venne notata da un impresario di Minneapolis. Si trasferì così in Minnesota, esordendo nel 1999 in "Bella da morire". Spontaneità e viso acqua e sapone la condussero in serie tv come "That 70s Show", "Buffy l'ammazzavampiri", "Providence" e "Smallville", mentre i passi giusti nel cinema arrivarono con Steven Spielberg - è lei la goffa infermiera con l'apparecchio ai denti innamorata di Di Caprio in "Prova a prendermi"(2002) - e con il successo Disney "Come d'incanto". Poi, dal 2005 a oggi quattro candidature come non protagonista agli Oscar: "Juneburg" (2005) con la sua Ashley, donna incinta naif; "Il dubbio" (2009); sempre con il regista di "American Hustle" David O.Russell, "The Fighter" nel 2010, e nel 2013 per "The Master" di Paul Thomas Anderson, presentato alla Mostra del Cinema a Venezia.