Dopo l'Epifania c'è un generale sospiro di sollievo

l'intervento Epifania, tutte le feste porta via, recita un famoso proverbio. Mai come quest'anno, con un sospiro di sollievo generale. Perchè la crisi ha reso questi giorni ancora più pesanti per molti. Perchè le ristrettezze economiche divengono limiti non tollerabili, nella ricorrenza del Grande Consumo; facendo sentire un escluso chi già si vive ai margini d'un tempo , cui non sente più d'appartenere . Oppresso da quei sentimenti di vergogna e di impotenza, che caratterizzano chi non è più sostenuto dall'onnipotenza del narcisismo imperante, seppur in calo. Questione di giorni ed il palcoscenico verrà smontato : tolte le luci, i cartelloni, gli abeti finti, tutto quanto "fa atmosfera". Riposto in una scatola anche il Bambinello, per la cui nascita da millenni la cristianità esulta. Eppure il sollievo per l'esaurimento d'un copione scintillante soprattutto in superficie, non dipende solo dall'attuale congiuntura economica negativa. È l'uscita dall'obbligo d'essere "felici" e coperti di polvere di stelle , che ci conforta. Che talvolta fa sospirare il ritorno ad una normalità di luci ed ombre. Di chiaro e scuro. Di fatiche e di entusiasmi , che danno spessore al quotidiano. Noi uomini non siamo fatti per la fissità d'un solo modo d'essere, neppure se positivo. Di sentimenti buoni per definizione e tali da farci dimenticare quanto di noi è stanchezza, solitudine, aggressività, paura, pessimismo, angoscia. Il periodo del Natale ci costruisce attorno, per definizione, la gabbia splendente dell' Amicizia, della Concordia in famiglia, dell'Amore universale, della Tolleranza, della Generosità, del Perdono. Stati d'animo che pure ci appartengono, ma non a comando. Non al prezzo di rimuovere le altre parti di noi, che dovrebbero come per magìa scomparire. Perchè a Natale ci si abbraccia, non si litiga. Si sorride, è proibito piangere. Invece , specie se stiamo attraversando un periodo di malessere interiore , il divario tra il dentro ed il fuori acuisce la sensazione di personale isolamento, di assurdità dell'esistenza. A volte poi, la tentazione di entrare in modo artificioso nell'euforìa generale ; di mangiare troppo, di bere troppo, di perderci troppo nella letizia imperante, alla ricerca d'una consonanza con un benessere collettivo che a noi sfugge, ci puniscono con un brusco risveglio alla realtà. Così diversa dall'inganno che ci siamo auto-imposti, da trafiggerci con una sensazione di muta disperazione . Di alienazione ancor più profonda da quanto ci circonda. Stiamo forse denigrando il Natale, con quanto di positivo esso porta con sè? No di certo. Solo ci piacerebbe viverlo per come siamo, non per come ci viene imposto di sembrare. Da domani, al termine della fiaba, torneremo ad essere noi stessi e ci riapproprieremo di giorni, colorati delle sfumature dei nostri stati d'animo. La recita è finita, l'autentica esistenza riprende. Non è male, ogni 7 gennaio, riscoprire il fascino della normalità. Adina Agugiaro