Donne, svolta in Tunisia

ROMA A tre anni dalla Rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia segna una svolta nel mondo arabo per i diritti delle donne. Con 159 voti favorevoli su 169 votanti dell'Assemblea Costituente, l'uguaglianza dei tunisini e delle tunisine di fronte alla legge è entrata oggi nella futura Costituzione della culla della primavera araba, che solo un anno fa rischiava di vedere sancito dalla legge fondamentale il concetto di «complementarietà» voluto dal partito islamico di maggioranza Ennahda. «Tutti i cittadini e le cittadine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Sono uguali davanti alla legge senza alcuna discriminazione», recita l'articolo 20, frutto del compromesso raggiunto tra Ennahda e l'opposizione laica, considerato un successo dalle associazioni femministe tunisine. Insufficiente e riduttivo lo ritengono però le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Humans Rights Watch: il testo non evoca chiaramente, a loro avviso, la parità tra uomini e donne e rischia di escludere gli stranieri in Tunisia. «Il principio di uguaglianza e di non-discriminazione dovrebbe essere applicato ai cittadini come agli stranieri» e dovrebbe riguardare «la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche e altro», sostengono le due organizzazioni. Nel vicino Marocco è stato re Mohammed VI a riformare il diritto di famiglia introducendo un'effettiva parità di diritti tra uomo e donna, ma il testo tunisino che verrà sancito dalla Costituzione rappresenta un'eccezione nel mondo arabo.