Renzi: «Dal 9 dicembre si fa quello che dice il Pd»

ROMA Matteo Renzi torna a lanciare l'avvertimenti a Letta: «Dal 9 dicembre si fa sul serio: il governo farà le cose che dice il Pd». Ma su di lui piomba il caso De Luca. Una specie di legge del contrappasso: dopo la vicenda Cancellieri che ha portato il candidato alla segreteria a chiedere un passo indietro del ministro, scoppia la grana del viceministro Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno finito sotto i riflettori per le anomale votazioni nei circoli salernitani. E nei cui confronti, esattamente come nel caso del Guardasigilli, il M5S ha presentato una mozione di sfiducia. «Le dimissioni si chiedono ai condannati, non agli indagati. L'avviso di garanzia non è una condanna» mette in chiaro difendendosi da quanti lo accusano di doppiopesismo. Il caso Cancellieri, dice, è diverso: «In un Paese civile il ministro della Giustizia non chiama la famiglia di tre arrestati e un latitante». Ma il "boccone" è troppo ghiotto per i suoi avversari: «Alla fine anche il giovane Matteo ha ceduto. Che peccato, eppure ci aveva illusi di voler cambiare il mondo» ironizza il deputato Pd Guglielmo Vaccaro. E anche il collega Khalid Chaouki affila il coltello: «Quello che è avvenuto a Salerno è una vergogna. Dal 9 cambierà tutto? Inizi a dirci adesso se questo cambiamento lo tradurrebbe in una richiesta di dimissioni di De Luca». Ma Renzi il cambiamento continua a rivendicarlo, anche se ciò lo dovesse portare allo scontro con l'esecutivo Letta. Il Pd non può fare «il donatore di sangue» o «la bella statuina». Quindi, «dal 9 dicembre si fanno le cose che dice il Pd». Altrimenti? «Altrimenti ci arrabbiamo» scherza citando un cult movie di Bud Spencer e Terence Hill. Il sindaco non ci sta ad arrivare alla segreteria come un'anatra zoppa. «Se alle primarie voteranno 2 milioni di persone saranno meno che in passato, ma il punto non è quanti vanno a votare ma chi vince. Spero di prendere più del 50%. Se vinco (anche col 50% il segretario lo faccio io. Se vinco io le correnti spariscono, e la prima sarà quella renziana». Renzi pensa però a D'Alema, con cui da qualche giorno si scambia "gentilezze". «Era convinto di vincere. Ma è stato sconfitto da un ignorante e superficiale come me. Era prevedibile che reagisse male». Intanto, mentre Pippo Civati rispolverà facendola propria, la campagna dell'Ulivo di Prodi, passa al contrattacco anche Gianni Cuperlo: «Non mi sembra che Renzi sia, se non a parole, l'espressione di rinnovamento e cambiamento. Anzi, direi che è il testimone autorevole della continuità con quel ventennio che ci vogliamo lasciare alle spalle». Ma un terreno su cui dialogare ora c'e, la riforma elettorale: Cuperlo saluta con soddisfazione la «disponibilità mostrata da Renzi» a convergere sulla proposta Finocchiaro di tornare a un Mattarellum corretto in senso maggioritario. Cuperlo non crede invece ad una scissione: «è una stupidaggine».