Prandelli sbotta «Svegliamoci o muore tutto»

FIRENZE «A Salerno abbiamo perso tutti». È l'ultimo ritiro azzurro del 2013, l'Italia è già qualificata ai Mondiali e venerdì sfiderà in amichevole la Germania. Ma i pensieri di Cesare Prandelli vanno al derby Salernitana-Nocerina specchio di un calcio malato. Di qui l'allarme: «O ci diamo una mossa o cadremo sempre più in basso. Siamo di fronte ad una vicenda che col senno di poi andava gestita meglio. Facile dire ora che non si doveva giocare» sbotta il Ct. «ma se vivi una situazione in cui sei minacciato è dura. Avessi avuto figli che vanno a scuola non sarei andato lì ad allenare, non è un mondo civile e il calcio, la società, Nocera devono fare certe riflessioni». Appare scosso, e anche sconsolato, il Ct: «Fino a qualche tempo fa si diceva che nel calcio italiano c'era troppa pressione, ora c'è ossessione. E non sono molto fiducioso per il futuro, c'è qualcosa che sfugge, è un problema sociale». Riguarda il mondo del tifo e non solo: «Ci sono persone che si dicono ultrà ma non lo sono, se arrivano alle minacce sono delinquenti. Ma non vanno associati, gli ultrà vanno prima allo stadio, fanno le coreografie, li ho conosciuti in 5 anni a Firenze e grazie anche ad un lavoro di prevenzione non è accaduto nulla. C'è però una percentuale bassissima che sfrutta certe situazioni per usare potere e minacce. E c'è chi arriva ad autosqualificarsi come successo in Juve-Napoli». I toni del Ct si fanno ancora più duri, più decisi: «Quella dei tifosi della Juve non è stata solo una provocazione, ma qualcosa di più. Sono anni che ci auguriamo un calcio e un tifo migliori, ma forse non abbiamo toccato i tasti giusti, se davvero ci indignassimo davanti a certi cori ci alzeremmo e ce ne andremmo, ma vedo che non succede. Il passo indietro federale sulla chiusura delle curve? L'argomento è delicato, il problema generale». E qui Prandelli lancia l'ennesimo messaggio: «Non so se il calcio italiano avrà il coraggio di fermarsi, se sarà capace di autogestirsi, alla fine potrebbe accadere che ce lo chiederanno dall'esterno, dalla Fifa, dalla Uefa. Interverranno e ci daranno delle sanzioni. Purtroppo non è un calcio civile e rischia di non essere più un calcio esportabile, dobbiamo renderci conto che è arrivato il momento di cambiare. In Germania ci sono 18 Centri federali, da noi uno solo. Se non ripartiamo dai vivai, avremo poco futuro. Io all'estero? Presto per dirlo».